Concia e riconversione industriale, la battaglia di Forza Nuova

25 gennaio 2013

“Forza Nuova conscia della gravità del momento per il distretto conciario e le sue aziende, ritiene che al di là dei soliti proclami che in questi mesi sono stati fatti sui giornali l’unica speranza di ripresa sia in soluzioni concrete e durature come il blocco delle merci straniere nei porti e l’imposizione di dazi doganali, nonchè la defiscalizzazione dei distretti conciari con la previsione di zone franche e il blocco immediato dell’immigrazione clandestina”. Così in una nota il coordinatore regionale di Forza Nuova Campania, Michele Giliberti.

“Il cambio di destinazione d’uso degli immobili industriali in territorio ASI, la proposta di un polo calzaturiero e la diversificazione delle produzioni non hanno senso senza creare le precodizioni per rilanciare la produzione e renderla concorrenziale sui mercati, oltre ad abbattere i costi energetici con una nuova politica nazionale delle fonti rinnovabili integrata a quelle tradizionali.I costi di produzione vanno abbattuti a monte e ciò è possibile solo con una nuova politica creditizia che passi attraverso la sovranità monetaria, la nazionalizzazione della Banca d’Italia e la possibilità di accedere da parte delle aziende ad un credito nazionale privo dei limiti e dei tassi imposti dalla BCE e dalle banche d’affari che speculano sulla pelle di aziende e lavoratori. Il caso MPS e le sue implicazioni e connivenze politiche stanno a dimostrare come i politici di destra e sinistra anzichè agire nell’interesse nazionale ubbidiscono a logiche partitiche e di lobbyes finanziarie. Il distretto conciario se vuole sopravvivere deve aderire alla proposta di ricostruzione nazionale già da tempo lanciata da Forza Nuova a livello nazionale e locale. Azzeramento del debito pubblico, sovranità monetaria e previsione di una tassazione che va dal 10% al 20%, sono non solo possibili ma a questo punto inevitabili se non si vuole che l’inero comparto manifatturiero della pelle soccomba sotto i colpi dell’usura bancaria, di una tassazione da rapina e una concorrenza straniera sleale favorita da una classe politica corrotta e decadente”, conclude.