Comune tarda nelle autorizzazioni, Clinica Malzoni chiederà i danni

26 luglio 2014

A 90 giorni dal termine dell’accreditamento provvisorio, previsto dal Decreto Milleproroghe, la vicenda della Malzoni Villa dei Platani non è affatto conclusa e la storica clinica avellinese è ancora in alto mare. Solo mese fa si gioiva per la decisione all’unanimità del Consiglio Comunale che approvò il progetto in deroga agli strumenti urbanistici per far sì che la Casa di Cura Malzoni, costruita nel 1956 in un piccolo fazzoletto di terra su viale Italia, potesse porre in essere le modifiche strutturali e adeguarsi alla normativa richiesta per l’accreditamento definitivo con il Sistema Sanitario Nazionale. Ieri, l’AD Raffaele Ianuale ha concesso sette giorni al Comune di Avellino per ricevere una risposta concreta e certa sull’autorizzazione edilizia necessaria a far ripartire il cantiere della Malzoni. Una diffida sic et sempliciter per chiedere una “sollecita conclusione del procedimento per il rilascio del permesso a costruire in parziale sanatoria” con l’annuncio di avanzare un risarcimento danni qualora lo stesso Ente non dia nessuna risposta. Il provvedimento, atteso da 30 giorni dall’UTE del capoluogo irpino, è indispensabile per far ripartire il cantiere e terminare così i lavori di adeguamento necessari a presentare la Casa di Cura in regola per la verifica della CTM della ASL avellinese, entro il 30 ottobre. “Non c’è vita facile ad Avellino per questa clinica – sbotta Ianuale – sono anni che siamo impegnati sulla vicenda e mi da la sensazione di avere tra le mani la tela di Penelope. Abbiamo risposto a tutte le integrazioni chieste dagli Enti coinvolti, proprio per velocizzare l’iter burocratico, e senza fare storie. Abbiamo ricevuto il riconoscimento della Città di Avellino attraverso l’approvazione del progetto in deroga in Consiglio, ma alcuni uffici comunali non agevolano, anzi ,complicano sempre di più la vita della nostra azienda” affonda l’amministratore delegato del Gruppo Malzoni. “Abbiamo accordi e contratti pronti con i fornitori, per oltre 5 milioni di €uro, per realizzare le opere mancanti ma senza l’autorizzazione del Comune non possiamo stipulare nulla. Siamo organizzati per lavorare giorno e notte approfittando anche della pausa estiva ma, ad oggi, è tutto aleatorio. Chiedo alle parti sociali – continua Ianuale – di non continuare a fossilizzarsi in richieste anacronistiche, ma di concentrarsi, insieme con noi, esclusivamente sulla vicenda che mina la continuità aziendale”.