Coldiretti – Marini: “Distintività del sud chiave per lo sviluppo”

16 marzo 2010

“Per creare uno sviluppo competitivo dell’agricoltura del mezzogiorno, che sia sostenibile nel tempo, è bene iniziare a parlare di “cibo” legando il prodotto agricolo ad una serie di fattori unici ed esclusivi del territorio, alle capacità distintive e alle sue risorse specifiche” – è quanto ha affermato il presidente della Coldiretti Sergio Marini all’incontro “L’agricoltura per il Mezzogiorno: un progetto per il Paese” tenutosi a Napoli il 14 marzo scorso con la partecipazione di migliaia di coltivatori meridionali insieme al Ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola e il presidente della Commissione Agricoltura della Camera, Paolo Russo.
La Federazione di Avellino era presente all’importante appuntamento con i suoi massimi vertici, il presidente, Francesco Vigorita, e il direttore, Giuseppe Licursi, oltre a diverse centinaia di soci provenienti da tutta la Provincia.
E’ stato un momento per ribadire i concetti che stanno alla base della filiera agricola tutta italiana, il grande progetto di rigenerazione dell’agricoltura nazionale che Coldiretti ha lanciato per il Paese con la grande manifestazione del 30 aprile scorso a Roma. Ed anche un’attenta riflessione su come calare questo progetto nella realtà meridionale, per agganciarsi al treno dello sviluppo e non rimanere al palo. Perché di questo si tratta: il Mezzogiorno è una risorsa per il Paese, non può essere un palla al piede, ma al tempo stresso è dalla crescita del Sud che dipende la crescita di tutto il Paese. Quindi è irrinunciabile una sua ripresa nell’interesse dei suoi territori e di tutta l’Italia.
“L’apertura delle aree di libero scambio sarà un vero dramma se avverrà senza sviluppare distintività e competitività – ha affermato Marini – nel sottolineare che occorre creare un vantaggio differenziale facendo del Sud un grande bacino per la produzione del cibo italiano di qualità e centro della dieta mediterranea. L’agricoltura può quindi lanciare, giocare e vincere la scommessa dello sviluppo, ma è necessario integrare il concetto di prodotto agricolo, costruendo un percorso di ‘sviluppo alimentare’ per il Paese fondato sull’identità e sul legame con il territorio. Tutto il contrario degli organismi geneticamente modificati (OGM) che spingono verso un modello di sviluppo che è il grande nemico della tipicità e della biodiversità e il grande alleato dell’omologazione.
Il Sud non può diventare l’ orto dove si raccoglie ciò che si valorizza altrove con accumulo di ricchezza.
Occorre costruire in agricoltura, al Sud, una classe imprenditoriale capace di confrontarsi con il mercato. I progetti di filiera devono essere costruiti dal territorio e dalle imprese del territorio e non possono fermarsi soltanto alle infrastrutture materiali (ponti, strade, ecc.), ma il problema di fondo sono le infrastrutture immateriali come il credito e la finanza, ma servono anche ricerca e innovazione, formazione ‘vera’ e il ‘trading’”.
“Si è trattato di un importante momento di vita politico-sindacale – ha affermato il presidente della Coldiretti irpina Francesco Vigorita – Il popolo Coldiretti ha compreso fino in fondo ciò che si vuole fare e la necessità unica di quanto si vuole realizzare. Non c’è populismo, demagogia, non sono possibili strumentalizzazioni e men che meno corporativismi; nel nostro modo di fare c’è coerenza, responsabilità e attenzione agli interessi di tutto il Paese”.
“Il Paese non crescerà se non insieme, anche in agricoltura. E’ questo il grande messaggio che giunge dalla Convention campana. Nella sussidiarietà, il Mezzogiorno deve trovare la forza, la capacità e la speranza per costruire un suo percorso preciso e distintivo. Nella sua capacità di fare impresa per il Paese – afferma il direttore Giuseppe Licursi – e di valorizzare le sue tipicità, contro l’omologazione e la delocalizzazione, è la missione delle imprese del Sud per creare un suo innovativo e condiviso percorso di sviluppo e diventare una risorsa per il Paese”.