Clan Graziano: tre arresti

Clan Graziano: tre arresti

11 settembre 2019

di Andrea Fantucchio – Clan Graziano, tre arresti ieri sera nel Vallo Lauro. Sono tornati in carcere Domenico Ludovico Rega, Fiore e Salvatore Graziano. I tre erano stati scarcerati un mese fa, dopo essere rimasti coinvolti, con altri due presunti affiliati della “famiglia” quindicese, in una indagine della direzione distrettuale antimafia di Napoli. Indagine conclusa con gli arresti del primo agosto scorso.
I due Graziano e Rega erano stati rimessi in libertà dopo che i magistrati del Riesame avevano dichiarato l’inefficacia della misura cautelare. Non una decisione nel merito, ma una questione procedurale, che è stata messa in evidenza dai difensori dei due indagati, Raffaele e Isidoro Bizzarro. Evidentemente la questione è stata superata e sono di nuovo scattate le manette.
Per i piemme della Dda, Simona Rossi e Luigi Landolfi, i tre affiliati al clan Graziano, stavano pensando di colpire e duramente i rivali di sempre, i Cava. E in particolare stavano progettando un attentato che avrebbe dovuto eliminare Rosalba Fusco e Salvatore Cava, moglie e figlio del boss Biagio Cava, morto due anni fa nell’ospedale Cardarelli.
I Graziano devono rispondere di estorsione aggravata dal metodo mafioso. Vittime diversi imprenditori impegnati nel Vallo Lauro nell’edilizia e nelle pompe funebri. Decisive nelle indagini condotte dai carabinieri del nucleo investigativo di Avellino, al comando del capitano Quintino Russo, una lunga serie di intercettazioni ambientali e telefoniche dove l’intento degli arrestati è sembrato esplicito. Durante il blitz è stata anche trovata la sagoma di un manichino da donna, utilizzato dal clan per esercitarsi al tiro. Era crivellato di colpi. Per gli investigatori un altro indizio che avrebbe confermato l’intenzione degli indagati di uccidere la moglie di Biagio Cava.
L’operazione ha anche messo in luce la possibilità sempre più concreta della ri-esplosione della faida di Quindici. La guerra tra le famiglie Cava e Graziano che negli ultimi trent’anni ha insanguinato il Vallo e causato decine e decine di morti.