“La vera forza delle mafie sta fuori dalle mafie”, il monito di Franco Roberti sulla corruzione nella società civile

“La vera forza delle mafie sta fuori dalle mafie”, il monito di Franco Roberti sulla corruzione nella società civile

3 aprile 2019

I cittadini sentono forte l’esigenza della legalità. Lo testimonia la forte affluenza di pubblico al decimo incontro di Cives – Laboratorio di formazione al bene comune dal titolo “Forti contro la corruzione e le mafie”, che si è tenuto, ieri 2 aprile, presso la sede del Centro di cultura “Raffaele Calabria” a Benevento.

Relatore atteso ed applaudito Franco Roberti, attuale assessore regionale alla sicurezza, già Procuratore nazionale antimafia. A rendere omaggio a Roberti le massime autorità civili, militari e politiche della città. Tra di essi il prefetto Francesco Antonio Cappetta, il procuratore della Repubblica di Benevento Aldo Policastro ed il procuratore aggiunto Giovanni Conzo, il Vicario del Questore Francesco Marino, il colonnello Alessandro Puel alla guida del Comando provinciale Carabinieri di Benevento, il comandante provinciale della Guardia di Finanza colonnello Mario Intelisano e il Vice comandante della Polizia municipale di Benevento Fioravante Bosco. Verso la fine dei lavori è giunto anche l’Arcivescovo di Benevento Mons. Felice Accrocca.

Ha introdotto i lavori Ettore Rossi, direttore dell’Ufficio per i problemi sociali e il lavoro della diocesi di Benevento che ha ricordato Papa Francesco e la sua citazione: “La corruzione è il linguaggio più comune delle mafie”. Essa è responsabile in modo trasversale di tanti dei nostri attuali problemi di sviluppo, del “furto di democrazia” nelle parole del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e persino del fenomeno della migrazione. Molti, infatti, fuggono dalla corruzione che affligge i Paesi di provenienza.

Da recenti indagini internazionali l’Italia si colloca al 53° posto in materia di corruzione. “Di certo, può esservi uno scollamento rispetto ai dati reali”, rassicura Rossi, “ma è certo che per gli investitori esteri il nostro Paese non è molto appetibile a causa del problema”. Prima di concludere il suo intervento il direttore della pastorale sociale incita i tanti giovani a cooperare perché la nostra provincia si attivi  per il “ben vivere” e richiama un punto del “Decalogo del buon politico” di don Luigi Sturzo, così attuale, a distanza di oltre un secolo  e vi trae uno dei principi fondamentali cui dovrebbe ispirarsi ogni politico serio: “Se ami troppo il denaro non fare attività politica”.

Parallelamente occorre tenere viva la memoria di quanti, anche nel Sannio, hanno pagato con la vita l’essere al servizio dello Stato e della comunità. “Sostituire l’io con il noi” è la sfida che ci compete, dichiara Michele Martino referente provinciale di “Libera”. Poi loda l’iniziativa della Prefettura di Benevento, impegnata nella restituzione dei beni confiscati alle mafie, perché, restituiti alla comunità, siano forieri di iniziative di occupazione.

Sul valore del recupero culturale ed economico dei beni confiscati si innesta l’intervento di Franco Roberti che lamenta le difficoltà dell’Agenzia nazionale a valorizzarli con l’ingegno e le professionalità di cui i nostri territori dispongono a iosa.

Molto sta cambiando, rassicura l’ex procuratore antimafia: dal 2012 esiste in Campania una  legge regionale che si pone l’obiettivo di recuperare alla comunità i beni confiscati che attualmente sono oltre 5000, con 720 aziende produttive. La corruzione, sostiene Roberti, testimonia dell’evoluzione delle mafie che, l’hanno sostituita alla violenza. Dopo le stragi degli anni ’90 le mafie hanno mutato il proprio modus operandi: non più sparatorie, che minano la quiete  apparente sotto cui può prosperare il malaffare, ma un patto di omertà che lega il corruttore al corrotto senza il ricorso ad azioni eclatanti. Le mafie si sono evolute anche grazie ad alcuni fenomeni che hanno rivoluzionato la società civile. La globalizzazione in primis, che ha avvantaggiato l’esportazione di denaro proveniente da attività illecite nei cosiddetti “paradisi fiscali”, cui hanno contribuito  la debolezza dei mercati e la permeabilità delle Pubbliche Amministrazioni; il vuoto normativo in alcuni Stati e l’incrocio tra domanda e offerta  in ambito criminale, si pensi allo smaltimento illecito di rifiuti, allo spaccio di droga, le estorsioni, il cybercrime, e il ritorno in termini di appoggio elettorale, per citare qualche esempio.

“La vera forza delle mafie sta fuori dalle mafie, risiede nel mondo civile e si nutre della corruzione che striscia e permea la società civile”, si dice certo l’assessore. Estradizioni tempestive, comuni approcci alle indagini, scambio di informazioni, memoria informatica donata ad altri paesi sono alla base dell’affermazione di uno Stato di diritto che si rispetti e che rispetti i suoi cittadini. Quei cittadini che, secondo Roberti, hanno perso fiducia nelle istituzioni per l’assenza di una comunicazione veritiera ed efficace sulla sicurezza. “Avevo proposto la figura di un procuratore europeo che svolgesse le stesse funzioni di un procuratore antimafia, ma la proposta è stata accolta solo da 22 dei Paesi della UE” e non se ne è fatto nulla”.