Cipriano attacca Ciampi: “Non può essere monarca e Masaniello”

Cipriano attacca Ciampi: “Non può essere monarca e Masaniello”

10 agosto 2018

Di seguito l’intervento di Luca Cipriano, capogruppo di Mai Più.

“Qui in città il sole picchia forte in questi giorni. E il caldo, si sa, a volte può far male alla testa, come dimostra il post su Facebook del sindaco Ciampi intitolato provocatoriamente ‘Chi ha detto no al ferragosto avellinese’.

Intanto ad Avellino domina la confusione: da un lato, si assiste allo spettacolo indecoroso di un Consiglio comunale in cui si presenta un punto all’ordine del giorno contenente un errore di grave approssimazione, con cui si chiedeva al Consiglio l’approvazione di una modifica di bilancio che in realtà sarebbe stata dovuta essere preventivamente approvata in Giunta; dall’altro si assiste attoniti all’invasione scomposta di cittadini avellinesi che, aizzati dal sindaco e magari senza una adeguata cognizione dei termini della questione, invadono gli spazi della Rete incitando il sindaco ad andare avanti e criticando aspramente i firmatari di una pregiudiziale, come se la partita fosse tra chi vuole il Ferragosto e chi guida complotti per partito preso. Stiamo davvero assistendo ad un paradosso: il sindaco chiede il sostegno dei cittadini contro l’opposizione che chiede l’applicazione delle norme.

Non accettiamo che un sindaco usi espressioni come ‘di sicuro faremo girare per la città dei 6×3 con le facce e con i nomi dei consiglieri che hanno privato Avellino della sua festa storica’.

Prima ancora di una posizione politica, la precondizione di qualsiasi dibattito è garantita dal rispetto della libera espressione democratica. Creare una lista di proscrizione e mettere alla gogna gli oppositori rievoca tempi bui della storia del nostro Paese.

Ciampi sta inspiegabilmente recitando due ruoli: sia quello del monarca che incarna il potere, che quello del Masaniello contro il potere. Si sente ostaggio del Consiglio comunale e cerca contro di esso il sostegno del popolo, creando un clima che non aiuta la città.

L’operazione è evidente: spacciare una ingenuità tecnica per un complotto e far diventare colpevoli gli altri del proprio torto. Non si può ridurre però un ordinamento giuridico ad una banale formalità.

Anzi, ogni cittadino dovrebbe innanzitutto difendere le ragioni di chi sostiene l’applicazione delle leggi, e questo a prescindere dalla parte politica per cui si parteggia. Chi crede nel tramonto delle ideologie definendosi post ideologico, è tenuto a considerare che la realtà ci vede tutti all’interno di un sistema di democrazia rappresentativa: non ha senso cercare il dialogo con i cittadini e ignorare intanto le rispettive rappresentanze.

La varietà di visioni arricchisce e non depotenzia una scelta democratica. Per questo, il goffo tentativo dei Cinque Stelle di superare la distinzione tra maggioranza e opposizione, in difesa di uno stato etico costruito sull’obiettivo comune del “bene della città”, non può che lasciarci perplessi.

Errore chiama errore: l’idea di autotassarsi per regalare agli avellinesi il concerto di Ferragosto non tiene conto che Ciampi è il sindaco di una città. Invece di organizzare autonomamente una festa, forse sarebbe più opportuno concentrarsi su questioni ben più impellenti, come, ad esempio, dettare le linee programmatiche, insediare le commissioni, lavorare alla imminente scadenza di bandi e finanziamenti per i servizi sociali.

Un sindaco è un rappresentante delle Istituzioni, non una vittima di esse: per questo, è tenuto ad essere un esempio per la città, e non solo per una fazione politica. Ai cittadini va data una informazione corretta, fatta di dati e documenti, più che di giudizi senza riferimenti precisi.

Ciampi è ancora in tempo per ravvedersi: abbia il coraggio di seguire sé stesso, chieda scusa a tutti per la sua caduta di stile e istauri con il Consiglio un rapporto consono al ruolo che riveste.

Ci auguriamo che presto ci siano le condizioni affinché il dibattito politico sia la cifra caratterizzante degli incontri del Consiglio comunale, più che degli scontri sui profili social dei candidati.