Cinipide Castagno, Coldiretti Avellino: “Bisogna intervenire con misure fitosanitarie”

Cinipide Castagno, Coldiretti Avellino: “Bisogna intervenire con misure fitosanitarie”

20 marzo 2017

Per fronteggiare la “battaglia” contro il cinipide del castagno, che ha devastato in questi anni interi boschi in Irpinia, azzerando i raccolti, non bastano gli indennizzi economici ma è necessario intervenire con misure fitosanitarie fondamentali per favorire la lotta biologica.

E’ l’appello di Coldiretti Avellino agli agricoltori. “Per favorire l’insediamento degli antagonisti naturali nei castagneti da frutto – ricorda il direttore di Coldiretti Campania e Avellino, Salvatore Loffreda – è fondamentale non bruciare gli scarti di potatura, in modo da facilitare la diffusione del Torymus, l’antagonista naturale del cinipide.

Ricordiamo agli agricoltori che gli scarti potranno essere raccolti o asportati durante le operazioni di ripulitura dei castagneti precedenti la raccolta, poiché in quello stadio l’antagonista è già uscito dalle vecchie galle e ha già parassitizzato quelle formatesi nell’anno in corso.

Ciò che si auspica è la massima collaborazione di tutti i castanicoltori affinché la lotta sia efficace e produttiva: la mancata osservanza di queste regole rischia di pregiudicare la riuscita di queste faticose e costose operazioni e di compromettere anche la prossima annata”.

“Gli indennizzi da soli non bastano – continua Loffreda – per scongiurare l’abbandono dei castagneti bisogna intervenire sulle piante in maniera efficace per restituire valore a un comparto che è strategico per il territorio”.

In provincia di Avellino, è l’area di Montella, con circa 3.000 ettari di superficie di castagneto, quella più colpita dalla crisi del comparto. Qui vi operano oltre 500 aziende agricole e una produzione commercializzata che in fase pre-cinipide si aggirava attorno ai 70 mila quintali di castagne all’anno. Le stesse difficoltà si registrano anche nell’area serinese dove, nei tempi pre-crisi, la produzione sfiorava i 30.000 quintali di castagne all’anno, di cui il 50% veniva destinato all’esportazione.