“Ci davano un tozzo di pane nero ogni dieci persone. Al forno crematorio sono scampato per un miracolo”

“Ci davano un tozzo di pane nero ogni dieci persone. Al forno crematorio sono scampato per un miracolo”

12 giugno 2019

Renato Spiniello – “Ero prigioniero in un campo di concentramento, in dieci persone ci davano da mangiare appena un tozzo di pane nero come la giacca che indosso. Ero arrivato a pesare 40 chili e ci facevano lavorare 13 ore al giorno in un’officina, ma noi eravamo contadini e non ci capivamo niente”.

Uno squarcio di seconda guerra mondiale raccontato da Giuseppe Pucino, internato militare al tempo in quanto soldato italiano catturato dopo l’armistizio e rimasto prigioniero dal ’43 al ’45. A 99 anni, il sig. Pucino è stato insignito questo pomeriggio, da parte del Prefetto di Avellino Maria Tirone, della medaglia d’onore concessa dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella a quei cittadini irpini deportati e internati nei lager nazisti e destinati al lavoro coatto per l’economia di guerra. In tutto sono stati 12 i premiati e sig. Pucino di Montecalvo Irpino è l’unico ancora vivente che ha potuto ritirare di persona il premio.

“Sono contentissimo di averlo ricevuto – dice emozionato Giuseppe Pucino che gode ancora di buona salute – i giovani di oggi non sanno quello che ho passato e non credono a queste storie. Sono un miracolato, perché quando hanno fatto la decimazione per il forno crematorio io ero il nono, mentre il decimo, cioè quello dopo di me, è finito nel forno. Per essermi salvato devo ringraziare la Madonna”.

Presenti nell’Auditorium del Conservatorio “Cimarosa” di Avellino al momento della consegna della medaglia anche il figlio di Pucino, Luigi e il sindaco di Montecalvo Irpino Mirko Iorillo.