Chiusura Whirlpool, dramma indotto in Irpinia. Tremano in 300

Chiusura Whirlpool, dramma indotto in Irpinia. Tremano in 300

4 giugno 2019

“L’incontro al Ministero dello Sviluppo Economico con l’azienda e Luigi Di Maio si prospetta lungo e difficile. In questo stesso luogo, nell’ottobre 2018, le parti in causa avevano firmato un accordo grazie al quale la Whirlpool avrebbe rilanciato l’impianto e, per far ciò, avrebbe goduto di incentivi, sgravi fiscali e ammortizzatori sociali”.

Il segretario della Cisl IrpiniaSannio Mario Melchionna sottolinea come “gli incentivi statali sono stati incassati, ma senza nessun preavviso, la storica fabbrica di via Argine è stata cancellata dallo scacchiere produttivo”.

“Tutto questo è inaccettabile, soprattutto a fronte dei risultati economici e di volumi che in questi anni il gruppo Whirpool sta avendo. Il dramma non è solo per gli oltre 400 operai. Nel vortice sono finiti anche i dipendenti dell’indotto, molti mono-commessa, che superano le mille unità nella nostra regione”.

“La chiusura di Whirlpool Napoli, dichiara Mario Melchionna, comporterebbe inevitabilmente la chiusura di queste aziende con la perdita di 250/300 posti di lavoro anche in provincia di Avellino aggravando ulteriormente l’impatto sociale di questo territorio, già martoriato ed a rischio spopolamento. In attesa dell’incontro presso il Ministero del Lavoro saranno organizzate delle assemblee informative in preparazione delle eventuali mobilitazioni per la tutela di tutti i livelli occupazioni in caso non venga ritirata la chiusura”.

“La Cisl IrpiniaSannio unitamente alle Federazioni di settore, conclude Melchionna, chiedono al Ministero di prevedere la copertura di ammortizzatori sociali anche per i lavoratori dell’indotto e dell’Irpinia”.

In primo linea anche la Cisal Metalmeccanici irpina . “Siamo pronti alla massima mobilitazione – precisa il segretario provinciale Massimo Picone – per scongiurare un drammatico epilogo della vertenza e salvaguardare i posti di lavoro del comparto. E’ necessario, quindi, che l’azienda si renda disponibile ad un confronto complessivo sul piano nazionale, a partire dal vertice previsto per a Roma, ma anche sui territori, e che le istituzioni, in primis il governo, si spendano fino in fondo per salvaguardare un’importante realtà industriale del Mezzogiorno”.