Cgil/ Cutillo, in Irpinia sempre più crisi

28 aprile 2005

Avellino – Perdita del potere d’acquisto, precarietà del lavoro, consumi che crollano e crisi produttiva. Sono questi i principali nei del Mezzogiorno e dell’Irpinia, accentuati da “un programma di Governo centrale miseramente fallito” come spiega Ruggiero Cutillo, segretario generale della Cgil Irpina che ieri mattina ha presenziato il tavolo di confronto in piazza Duomo. Ad intervenire nel corso del convegno ‘Una nuova e moderna politica industriale per lo sviluppo e l’occupazione in Irpinia’, l’onorevole Alberta De Simone, presidente della Provincia, Silvio Sarno, presidente Unione degli Industriali, Maurizio Landini, segretario nazionale Fiom-Cgil, Giancarlo Straini, segretario nazionale Filcea-Cgil, Teresa Bellanova, segreteria nazionale Filtea-Cgil, Luigi Servo, segretario regionale Cgil-Campania e Carla Cantone, segreteria nazionale Cgil. Fondamentale è per il segretario provinciale della Cgil il ruolo l’impegno degli industriali ma anche dell’intervento pubblico: non mera manovra assistenzialistica, ma un aiuto corposo da parte del Governo che sia volano per il rilancio economico. “Gli enti locali – dichiara Cutillo – devono essere proiettati verso lo sviluppo economico e l’estensione del sistema del Welfare. Bisogna definire nuove politiche industriali e processi aggregativi collegati con la ricerca che deve essere portata avanti da consorzi di imprese”. Secondo Cutillo e Sarno, l’Irpinia ha infatti tanti nei, ma anche punti di forza: aziende forti nel comparto metalmeccanico, agroalimentare, informatico, promettenti nell’automotive; due distretti industriali tra i sette campani, da valorizzare; una forza lavoro giovane, disponibile e scolarizzata. Ovviamente un ruolo di primo piano deve avere in tutto questo l’azione di coordinamento degli enti locali, come Regione e Provincia, oltre all’impegno di impresa e sindacato. “Le relazioni tra industria e sindacato in provincia godono di ottimi rapporti – spiega Sarno – e la nostra azione è finalizzata affinché l’apparato produttivo ed economico esistente venga consolidato e per incoraggiare nuovi investimenti attraverso una maggiore attrattività del territorio”.