Cgil, Cisl e Uil scrivono al Ministro Provenzano

Cgil, Cisl e Uil scrivono al Ministro Provenzano

26 Luglio 2020

A proposito della visita di domani mattina del ministro per il Mezzogiorno, Giuseppe Provenzano, i segretari generali provinciali di Cgil, Cisl e Uil, hanno scritto una lettera aperta che pubblichiamo integralmente.

“In occasione della sua visita ad Avellino avremmo gradito, avendolo già richiesto ed auspicato, che ci fosse stato un passaggio con le OO.SS. territoriali, per riprendere il percorso avviato con il Presidente Conte per la definizione del contratto di sviluppo istituzionale per l’Irpinia che contrariamente a quanto convenuto è restata lettera morta o al massimo elemento di propaganda che in questi mesi sta segnando livelli altissimi.


In ultimo, il 26 maggio, Le abbiamo inviato una nota ed un documento sulle criticità e soprattutto su quelle che noi riteniamo, possano essere le linee di sviluppo per un territorio finito ai margini se non fuori dall’agenda politica nazionale e regionale.
Contrariamente a quello che leggiamo, in occasione delle feste, dobbiamo ulteriormente segnalarle che tutte le iniziative, anche se meritorie, su questo territorio hanno avuto evoluzioni indecenti e risultati nefasti, non avendo i protagonisti e responsabili delle iniziative nessuna idea che impatti realmente con l’interesse collettivo se non filtrate da una insostenibile dose di arroganza ed egocentrismo che hanno impedito ogni sviluppo delle occasioni poste al territorio.

Qui l’elenco sarebbe lungo ed imbarazzante, e Le potremmo facilmente trasferire i fallimenti industriali dei servizi, e soprattutto dell’amministrazione del territorio, che ovviamente Le saranno celati nel corso dei festeggiamenti di quella che poteva essere una strada condivisa per lo sviluppo delle aree interne se non fosse stata ancora una volta trasformata in elemento di propaganda della campagna elettorale,


Egregio Ministro, come non le faranno vedere, l’Irpinia è ferma e pertanto arretra inesorabilmente. L’azione del governo rischia di non impattare sul lavoro e sull’economia, se il tutto si dovesse svolgere nelle stanze buie della propaganda che non paga e non pagherà.
La crisi industriale con il nanismo locale, l’involuzione dei servizi nell’indifferenza istituzionale locale e regionale che sta segnando solo fallimenti e crisi di aziende, sono la logica rappresentazione della desertificazione demografica, che sembrerebbe non avere genitorialità se non si conoscessero gli artefici della politica che sembrano non essere toccati dalla morsa mortale che stringe, da tempo, il territorio.


Abbiamo già avviato manifestazioni per la crisi industriale, ne seguirà una per il comparto scandalosamente bloccato delle costruzioni, poi per la scuola, infine per i servizi, per culminare in una manifestazione per la metà di settembre per lo sviluppo dell’Irpinia, sulla linea delle iniziative già programmate a livello nazionale.


Non ci rassegniamo alla propaganda, ci sono molte aspettative nell’azione del Governo, chiamato ad implementare le risorse che arriveranno dalla UE e che non possono fare la stessa fine di quelle arrivate in Irpinia negli anni scorsi, e per questo mai sufficienti a determinare una svolta al disagio sociale, alle disuguaglianze, alla mancanza di lavoro e quindi all’abbandono della aree interne e rurali”.