Cgil: “2014 in Nero per l’Irpinia, controlli insufficienti, illegalità diffusa”

Cgil: “2014 in Nero per l’Irpinia, controlli insufficienti, illegalità diffusa”

8 giugno 2015

Un vero e proprio anno in nero, il 2014, per la Cgil di Avellino sul fronte del lavoro in Irpinia.

 

La denuncia segue l’incontro richiesto ed ottenuto da CGIL e FILLEA CGIL di Avellino del Cles, il tavolo interistituzionale per la sicurezza sul lavoro.

 

Alla riunione hanno preso parte il segretario organizzativo provinciale Antonio Famiglietti e il segretario provinciale della Fillea Cgil di Avellino, Tony Di Capua.

 

“Avevamo la necessità di conoscere il riscontro sulle ispezioni attuate nel 2014 e nei primi mesi del 2015 e di avviare un confronto sull’attività di programmazione delle attività di controllo. Purtroppo – dice Famiglietti – abbiamo dovuto costatare numeri di allarmante gravità per quanto riguarda l’anno 2014”.

 

Nel 2014 l’Ispettorato del Lavoro di Avellino ha visitato 1.685 aziende riscontrando irregolarità in 707 di queste, pari al 41% di aziende irregolari. Sul versante della regolarità dei lavoratori i dati dell’Ispettorato riportano un resoconto di 426 lavoratori in nero così rintracciati.

 

Agricoltura: 5 lavoratori irregolari su 31 visite

Industria: 110 irregolari su 235 visite

Edilizia: 126 irregolari su 459 visite

Terziario: 185 irregolari su 960 visite

Nei primi mesi del 2015 le aziende visitate sono state 208 con 36 lavoratori in nero accertati e ben 103 irregolarità riscontrate

 

L’Inail di Avellino nel 2014, su 128 ispezioni effettuate ha riscontrato 119 irregolarità individuando 146 lavoratori irregolarmente impiegati e ben 14 in nero.

Drammatiche le cifre sugli infortuni. Nel 2014 in Irpinia sono stati 11 gli infortuni mortali, già 8, invece le morti sul lavoro accertate nei primi mesi del 2015.

 

Dalle attività ispettive dei Carabinieri effettuiate nel 2014, su 229 ispezioni sono stati individuati 397 irregolari, 49 in nero, di cui 3 extracomunitari. 12 le attività sospese e 4 sequestri di cantiere tra il Vallo di Lauro ed il Baianese.

 

Dalle attività delle Fiamme Gialle nel 2014 si riscontrano 76 irregolarità.

 

Sono numeri di assoluta drammaticità – commenta Famiglietti – mai, in tanti anni di confronto con il Cles abbiamo riscontrato un ricorso al lavoro nero ed irregolare così diffuso. Un fenomeno che ormai attraversa tutti i settori produttivi e non è solo una prerogativa delle costruzioni. Il quadro è ancora più fosco se si considera l’incremento degli infortuni mortali, nonostante la discrepanza che sussiste tra Asl e Inail nel criterio di territorialità da assegnare a detti infortuni. Per la CGIL, non può esserci alcuna distinzione, tutti gli infortuni sul lavoro sono uguali indipendentemente dalla residenza dei lavoratori. Anche gli infortuni e le tragedie che si sono verificate di recente costituiscono un elemento di attenzione massima sul quale intervenire, poiché ai lavoratori, oltre a turni di lavoro massacranti, viene sovente chiesto di raggiungere quotidianamente sedi sempre più lontane, aumentando gli elementi di rischio”.

La Cgil, pur esprimendo soddisfazione per l’impegno del Prefetto di Avellino, che ha dato seguito alla richiesta del sindacato interessando il Cles e la Direzione territoriale del Lavoro, non si ritiene soddisfatta sul versante della lotta al lavoro nero ed irregolare messa in atto in provincia di Avellino, tantomeno sulla capacità ispettiva degli enti deputati al controllo.

“Pur consapevoli delle difficoltà in cui gli organismi ispettivi operano, con risorse sempre minori – dice Famiglietti – riteniamo che i controlli siano troppo elastici, poco incisivi, anche a causa di un mancato coordinamento degli organismi deputati. La CGIL chiede al Cles di coordinare con maggiore attenzione le attività ispettive e di intensificare le visite su tutto il territorio provinciale, in tutti i settori produttivi, data la diffusione del fenomeno”.

Per Antonio Di Capua, segretario della Fillea CGIL di Avellino, relativamente al settore delle costruzioni, esiste una problematica riguardante la discrepanza tra i dati Cassa Edile e gli appalti legati agli interventi previsti dai decreti regionali per l’accelerazione della spesa: “In presenza di numerosi decreti relativi all’accelerazione della spesa ed ai cantieri avviati, non si riscontra un aumento degli occupati in edilizia e delle imprese registrate alla Cassa Edile di Avellino. Di fatto – osserva Di Capua – mancano all’appello dalle 300 alle 400 posizioni lavorative che sarebbero dovute risultare occupate. La mancata corrispondenza tra questi due elementi lascia presumere che nei cantieri dei lavori pubblici, il ricorso al lavoro nero è ancor più marcato che in altri settori.  Per questo chiediamo che immediatamente venga avviata un’azione di controllo specifica in tutti i cantieri di opere pubbliche, molte delle quali, tra l’altro, aggiudicate con il massimo ribasso e dove il ricorso al sub appalto è diffusissimo”.

“Entro la fine del prossimo mese – conclude Antonio Famiglietti – chiediamo una nuova riunione del Cles, per verificare l’azione ispettiva e per organizzare al meglio gli interventi sul territorio provinciale. Tutti gli elementi riscontrati nella riunione di oggi e dai dati ottenuti ci fanno immaginare che le irregolarità e soprattutto la possibilità che queste passino inosservate, a causa delle magli troppo larghe dei controlli, spinge gli imprenditori, in tutti i settori produttivi a correre il rischio di subire una sanzione che risulta di gran lunga più “conveniente” rispetto al “profitto” derivante dello sfruttamento dei lavoratori, con l’omissione del pagamento delle spettanze contributive. Occorre ripristinare su tutto il territorio provinciale la percezione del controllo da parte degli organi ispettivi. Rispetto a tale impegno non retrocederemo di un solo passo e la nostra attenzione sarà costante”.