Cesare Battisti torna in Italia: per lui ergastolo senza sconti di pena

14 gennaio 2019

Atterrato a Ciampino alle 11.37, senza manette ai polsi, scortato dagli agenti della Polizia di Stato, per il terrorista rosso Cesare Battisti è arrivato il momento di fare i conti con la giustizia italiana.

In queste ore sta per essere trasferito nel carcere romano di Rebibbia. Qui dovendo scontare la pena dell’ergastolo ostativo, ovvero senza la possibilità di ottenere sconti di pena, sarà in cella da solo per sei mesi di isolamento diurno, nel circuito di alta sicurezza riservato ai terroristi.

Ad attendere il suo arrivo all’aeroporto di Ciampino c’erano il ministro dell’Interno Matteo Salvini e quello della Giustizia Alfonso Bonafede. «Sono 37 anni che aspetto questo giorno, ci sono voluti 37 anni per vedere qui questo balordo che mi sembrava sogghignante nonostante i morti che ha sulle spalle. Spero di non incontrarlo da vicino. Chi sbaglia paga. Finalmente finirà dove merita un assassino comunista, un delinquente, un vigliacco. Una bella soddisfazione, marcirà in galera. È un giorno memorabile per l’Italia» ha dichiarato Salvini.

Il pensiero del ministro della Giustizia è andato ai familiari delle vittime di Battisti e ha aggiunto: «Oggi diciamo al mondo che nessuno può sottrarsi alla giustizia italiana. Questo è il risultato di una squadra che lavora compatta, non solo del Governo e delle forze dell’ordine ma di tutte le istituzioni italiane. E’ un risultato storico, se le istituzioni sono compatte non ci ferma nessuno».

La cattura. Battisti è stato catturato in Bolivia sabato pomeriggio mentre passeggiata da solo per le strade di Santa Cruz della Sierra. E’ stato intercettato dagli agenti dell’Interpol che lo hanno arrestato senza che opponesse resistenza. Nel giro di poche ore è stato consegnato alle autorità italiane e imbarcato a bordo di un Falcon dell’aeronautica militare inviato dall’Italia. Il volo è partito direttamente da Santa Cruz. Rintracciato grazie a un intenso lavoro di pedinamenti, geolocalizzazioni, 15 telefoni, pc e tablet intestati a prestanome sotto controllo. L’ex terrorista aveva fatto perdere le sue tracce a dicembre dopo che era stato spiccato nei suoi confronti un ordine di cattura: in Brasile, a Cananea, sulla costa di San Paolo, dove risiedeva, non lo vedevano ormai da metà novembre.

I reati di cui deve rispondere. Condannato dalla giustizia italiana, ma assolto prima dalla politica francese e poi da quella brasiliana, Battisti ha passato trentasette anni da latitante. Esponente dei Pac, gruppo eversivo Proletari armati per il comunismo, è accusato di aver preso parte all’omicidio di Antonio Santoro, maresciallo del carcere di via Spalato e ad altri tre omicidi: quello del gioielliere Pierluigi Torregiani, a Milano, per il quale Battisti è stato condannato come mandante e ideatore, e quello del macellaio Lino Sabbadin a Mestre, per il quale Battisti ha fornito copertura armata. Battisti è accusato di essere anche l’esecutore materiale dell’omicidio di Andrea Campagna, agente della Digos di Milano, ucciso il 19 aprile del 1978