C’era una volta il triangolo del piacere degli avellinesi

C’era una volta il triangolo del piacere degli avellinesi

17 ottobre 2015

 

Ad Avellino, tanti anni fa c’era una zona considerata il “triangolo” del piacere, la Pigalle d’Irpinia, dove il sesso si consumava ad ore e a pagamento.

Ad Avellino, chi oggi ha più di 70 anni ricorderà, magari con un pizzico di nostalgia, quello che era considerato un po’ il “triangolo” del piacere, la Pigalle d’Irpinia, ubicata tra Via Partenio, Via Campane e Via Terminio.

E’ qui, infatti, che insistevano le case chiuse cittadine, frequentate, da mattina a sera, da uomini di tutte le età e di ogni ceto sociale.

I più anziani ricordano i volti delle ragazze che, con cadenza quindicinale, giungevano alla stazione ferroviaria per poi raggiungere i postriboli e prendere servizio.

Tra i tanti personaggi che ruotavano intorno alle case di piacere avellinesi, la figura dell’accompagnatore era tra quelle che destava maggiore curiosità.

A lui toccava accogliere le ragazze e guidarle in carrozza, attraverso quella che era una vera e propria sfilata pubblicitaria, lungo il Corso per poi raggiungere i luoghi di lavoro.

Per le ragazze, il giorno dell’arrivo era anche l’unico in cui avevano modo di vivere, in qualche modo, la città, considerando che i turni di lavoro, che andavano dalla mattina fino a mezzanotte, non consentivano, per quindici giorni consecutivi, di avere alcun contatto con la città ed i suoi abitanti.

A parte quelli che avvenivano in camera da letto, ca va sans dire.

Un fenomeno sociale che ha accompagnato l’evoluzione della società sin dalla notte dei tempi.

Non è un caso che la prostituzione venga definita il mestiere più antico del mondo.

Contrastata nell’attuale legislazione italiana (il divieto riguarda lo sfruttamento ed il favoreggiamento), fino al 1958, anno in cui entrò in vigore la famosa legge Merlin, tale attività non solo era tollerata ma addirittura regolamentata e svolta, alla luce del sole, in accoglienti ambienti presenti in tutte le città.

Eppure, come racconta lo storico Andrea Massaro, non fu facile per Avellino accettare la dislocazione delle case di tolleranza.

“In effetti, a leggere le cronache del passato, ed anche i dibattiti che l’argomento suscitava nelle austere aule consiliari del comune capoluogo già a partire dalla fine dell’Ottocento, s’intuisce chiaramente che il più antico mestiere del mondo si è sempre accompagnato a vivaci scaramucce e accese dispute.

A lamentare i maggiori disagi furono proprio gli abitanti di Via Partenio e di Via Campane che erano strade non tanto appartate nel reticolo urbano”.

Quanto era diffuso il fenomeno?

“Nella statistica predisposta dal censimento generale della popolazione del 1871 risulta che nelle case di tolleranza “lavorano” 35 prostitute, tutte rigorosamente schedate dalla questura e dagli uffici sanitari locali. Numerose provengono dai tanti comuni della provincia ma la maggioranza è originaria delle altre regioni d’Italia”.

Nel 1887 ad Avellino ci fu addirittura una piccola rivolta, quasi alla stregua di quella cantata molti anni dopo da Fabrizio De Andrè in Bocca di Rosa, che finì sui banchi del Consiglio Comunale.

“Nella seduta consiliare del 10 settembre l887, appositamente convocata, all’ordine del giorno c’era il seguente argomento: “Scelta dei locali per le meretrici”. In avvio della seduta ci fu la lettura di una petizione sottoscritta da numerosi cittadini al fine di trasferire le case di tolleranza dalle Vie Partenio e Campane”.

Come si risolse la questione?

“Il sindaco di allora, l’avvocato Giovanni Trevisani, ritenne che il Consiglio non potesse che esprimere un voto all’autorità politica perché venisse esercitata una sorveglianza attiva e costante come prescriveva l’apposito regolamento sulla prostituzione.

Il parere del sindaco venne condiviso da alcuni consiglieri che ritennero utile nominare una commissione, composta da tre persone, per verificare quali fossero le strade meno frequentate della città e scegliere dei locali, mediante il consenso dei proprietari, per lo stabilimento dei postriboli.

A far parte della Commissione furono indicati i consiglieri Achille Vetroni e Alfonso Zigarelli, mentre il membro esterno venne individuato nel signor Raffaele Valentino”.

Evidentemente, il lavoro della Commissione, però, non portò ai risultati sperati dai residenti di Via Campane, Via Partenio e Via Terminio se, almeno fino al 1958, continuavano ad essere note in tutta la provincia come le strade del piacere d’Irpinia.