Centrosinistra, la coalizione non esiste più. Sul Presidente del Consiglio gli strali del congresso Pd

Centrosinistra, la coalizione non esiste più. Sul Presidente del Consiglio gli strali del congresso Pd

6 luglio 2018

Lo ha detto Gianluca Festa pochi giorni fa, ma di fatto ha semplicemente ufficializzato quello che già si sapeva: la coalizione di centrosinistra non esiste più. Il cartello elettorale che sosteneva Nello Pizza è pronto a disintegrarsi. L’occasione verrà data dalla nomina del Presidente del Consiglio Comunale, incarico che il sindaco Vincenzo Ciampi ha delegato all’opposizione.

La ricerca di un nome che possa convincere tutti i 17 consiglieri (con Pizza nel ruolo di super partes) è impresa ardua. Sul taccuino dei papabili restano le figure di Enza Ambrosone, Ugo Maggio (se non dovesse proporsi Gianluca Festa) e, più defilato, Stefano La Verde. Tutti nomi che potrebbero andar bene sia ai 5 Stelle che alla Santa Alleanza in quanto rappresentano una discontinuità con l’amministrazione Foti, unica richiesta informale avanzata al centrosinistra. L’area dei Popolari, invece, si è tirata fuori dalla contesa, dichiarando apertamente di non essere interessata all’incarico, ma non per questo accetterà qualsiasi nome.

Nei fatti, però, i due consiglieri in pole (Ambrosone e Maggio) rappresentano due aree del Pd attualmente molti distanti tra loro. Da un lato i decariani con la Ambrosone, dall’altro i “davveriani” o “festiani” con Ugo Maggio. Aree che, nell’ultimo congresso Pd, quello che ha portato al trionfo di Giuseppe Di Guglielmo, hanno concorso in maniera separata. E la frattura in casa democrat è pronta a riproporsi anche in Consiglio Comunale sulla nomina del presidente.

Nello Pizza attende il momento adatto per convocare la coalizione e avviare una discussione sulla condivisione di un nome, ma questa convergenza non ci sarà mai. Difficilmente Festa accetterà di appoggiare la Ambrosone e quindi un’espressione dell’area De Caro, stesso discorso per il fronte opposto che non accoglierà di buon grado Ugo Maggio, non per la persona in sè ritenuta autorevole, ma in quanto espressione di un’area diversa.

Gli strali del congresso Pd, quindi, sono pronti a materializzarsi nuovamente, anche perchè, la partita non si è mai chiusa come confermano le dichiarazioni di De Caro, pochi giorni fa, a un incontro a San Michele di Serino dove ha ribadito che non riconosce la segreteria di Di Guglielmo.

Sullo sfondo restano gli altri consiglieri comunali eletti nelle varie civiche. Detto dei Popolari che preferiscono rimanere fuori, ma che difficilmente sosterranno una candidatura che fa capo a Festa. Il suo dichiarare apertamente che la coalizione non esiste più, non è piaciuto ai consiglieri eletti nelle due liste dei Popolari. La lista che fa capo all’onorevole D’Agostino (Insieme Protagonisti) ancora non ha sciolto le riserve, ma, rimanendo sulla scia del congresso Pd, difficilmente sosterrebbe un candidato espressione di De Caro, più facile vederla propendere per quella di Festa.

C’è da precisare che, così come per i Popolari, anche  la lista che fa capo a D’Agostino resta per nulla affascinata da questa querelle sul presidente del Consiglio. Per quanto riguarda Avellino Democratica, invece, potrebbe andar bene la candidatura della Ambrosone, mentre Avellino Libera è Progressista attende la convocazione di Pizza.

Quest’ultima riunione assumerà un ruolo decisivo per il futuro della coalizione e la sua tenuta. Se la spaccatura è dietro l’angolo, pronta a sancire lo sciogliete le righe e “ognuno per la sua strada”, resta in piedi una terza via, quella che risponde a un nome super partes. A questo punto potrebbe risbucare quello di Nello Pizza come presidente del consiglio, nome gradito anche al sindaco Ciampi.

Il capo dell’opposizione – non riconosciuto da Festa come tale – ha più volte ribadito di voler rimanere consigliere comunale per recitare un ruolo più incisivo, ma non ha mai chiuso definitivamente le porte all’eventualità di una sua nomina. Non per una questione di ambizione personale, ma semplicemente per provare a tenere unita la sua coalizione e, in più,  arrivare ad eleggere un presidente che possa andar bene a tutto il consiglio comunale, o almeno buona parte di esso.