Centrella (G. Sud): “Questione meridionale al centro della politica”

29 gennaio 2013

Vittorio Centrella, candidato al Senato in Campania per Grande Sud, cosa l’ha spinta a scendere in campo e a dedicarsi alla politica?
“Scendo in campo con Grande Sud per dire basta ai soliti slogan elettorali. Il Sud per noi è una priorità, è una realtà che va rispettata, valorizzata, in ogni suo aspetto. Il Paese senza questo pezzo importante del territorio è destinato a perdersi, i giovani senza prospettive su questo territorio sono pronti alla fuga. E noi non possiamo permettere la desertificazione di queste regioni. Ho accettato la sfida della candidatura pensando ai miei figli, affinché abbiano una possibilità di costruire il loro futuro in Irpinia e in Campania, e ai ragazzi che amano e credono ancora in questo territorio”.

Di cosa ha bisogno il Sud concretamente per ripartire?
“Il Sud non va abbandonato dalle istituzioni, serve un impegno deciso in termini di infrastrutture e sviluppo che fino ad ora non si è ancora visto. Nessun Governo ha preso a cuore la “questione meridionale” che tuttora è vigente e ne rappresenta il cancro di questi territori dalle enormi potenzialità inespresse. Lo sguardo del progetto politico del nostro partito è tutto rivolto a rompere gli schemi e trascinare la “questione meridionale” al centro dell’agenda di Governo. Oltre a questo, serve un forte impegno con incentivi concreti per favorire l’apertura di nuove attività nelle regioni del Mezzogiorno e la relativa assunzione di giovani nelle nuove realtà produttive”.

E qual è la ricetta per tornare ad investire in queste regioni?
“Grande Sud intende guardare al futuro introducendo una sorta di fiscalità di vantaggio per le imprese e il riconoscimento della premialità per Regioni e Comuni, accantonando il debito storico e attenendosi alla qualità della spesa e del governo del territorio da parte delle amministrazioni in carica. Questo è il vertice del nostro programma elettorale. Poi ci sono quattro capisaldi a cui tengo particolarmente”.

A cosa si riferisce?
“Il primo è la legalità, poichè è necessario debellare la criminalità organizzata, che scoraggia gli imprenditori ad investire al Sud, affossa l’economia privata e, con le infiltrazioni nelle Istituzioni, provoca anche una scorretta gestione dei fondi pubblici a danno della collettività.
Il secondo punto è il buongoverno: utilizzare in modo corretto le risorse pubbliche e, di conseguenza, rendere efficienti i servizi. Un potenziamento dei servizi, specie per l’infanzia e la non autosufficienza, è l’unica chiave, tra l’altro, per aumentare le possibilità di accesso delle donne al mondo del lavoro.
E ancora altro cardine del programma è il corretto utilizzo e gestione dei flussi di finanziamento europei: i fondi, finora gestiti in maniera scandalosa ed utilizzati solo in minima parte a causa di inerzie ed incompetenze, dovrebbero invece essere usati a pieno ed essere impiegati essenzialmente in attività mirate ad infrastrutturazione, occupazione ed innovazione. Un ultimo punto riguarda l’ambiente”.

Cioè?
“Incendi, cementificazione selvaggia, problemi nello smaltimento dei rifiuti sono situazioni strettamente connesse a quella della legalità, poiché in questi settori operano le organizzazioni criminali. Vanno affrontate con forza, al fine sia di tutelare la salute della cittadinanza, che di permettere al Sud di mantenere il patrimonio culturale e paesaggistico che può trasformarsi, se utilizzato nel modo migliore in una più efficiente e produttiva industria del turismo”.

A proposito. In questi giorni si sta parlando molto di trivellazioni in Irpinia. Ci salverà il petrolio?
“Se da un lato potrebbe offrire sbocchi lavorativi, dall’altro l’impatto ambientale causato dalle trivellazioni sarebbe disastroso. Piuttosto, ritengo che sbocchi lavorativi sopratutto per i giovani si potrebbero creare sfruttando le nostre colture diversamente: lavorandole in modo diverso dal passato, con meno lavoro fisico e più innovazione. Credo che la ricerca del petrolio, mettendo a repentaglio territori in gran parte incontaminati, non sia la strada giusta verso uno sviluppo che possa far uscire l’Irpinia fuori dalle paludi. Le trivellazioni si aggiungerebbero ad altre bombe ecologiche come già ad esempio l’Isochimica, ubicata in pieno centro abitato e vicino ad una scuola elementare e un campo da calcetto. Una vicenda che ho seguito da vicino insieme ai giovani irpini dell’Ugl e nei confronti della quale non abbasseremo mai la guardia”.