Caso Catanzaro: Avellino a processo il 15 dicembre

Caso Catanzaro: Avellino a processo il 15 dicembre

30 novembre 2017

Claudio De Vito – Tutto confermato sui tempi. Come anticipato ieri, il processo sportivo per la presunta combine di Catanzaro-Avellino inizierà il prossimo mese con udienza fissata il 15 dicembre davanti al Tribunale Federale Nazionale.

I due club deferiti a titolo di responsabilità diretta e oggettiva, i cinque tesserati accusati di illecito sportivo (Walter Taccone e Vincenzo De Vito per la società biancoverde; Giuseppe Cosentino, Armando Ortoli e Andrea Russotto su sponda giallorossa) e i due con addebito di omessa denuncia (Francesca Muscatelli e Marco Pecora, entrambi ex dirigenti del Catanzaro) dovranno presentarsi in via Campania, 48 a Roma per il dibattimento di primo grado.

In quella sede la Procura Federale, sulla scorta dei deferimenti emessi lunedì, formulerà le sue richieste di condanna. In tempi brevi arriverà la sentenza impugnabile in appello. Terzo grado di giudizio sportivo davanti al Collegio di Garanzia del Coni. Avellino e Catanzaro rischiano la retrocessione come contemplato dal Codice di Giustizia Sportiva alla luce della responsabilità diretta. L’Avellino però confida nell’assenza di atti e documenti integrativi della Procura di Palmi.

Su richiesta della Procura della Figc infatti gli inquirenti calabresi non hanno fornito ulteriori elementi, il che gioca a favore del club biancoverde già tirato in ballo insieme ai suoi tesserati coinvolti da intercettazioni ambientali, che l’avvocato Eduardo Chiacchio ha definito “elementi probatori di scarsa rilevanza”. Sempre in piedi la richiesta di improcedibilità dei deferimenti da parte del Catanzaro per la mancata audizione di Ambra Cosentino, figlia dell’ex presidente del Catanzaro.

Si accorciano i tempi e si riducono i rischi. L’Avellino cerchia in rosso la data del 15 dicembre, vigilia della gara interna con l’Ascoli. Appuntamento alle 10 davanti al procuratore federale davanti al collegio giudicante presieduto da Cesare Mastrocola e all’accusa guidata dal procuratore federale Giuseppe Pecoraro.