Cantelmo: “Irpinia coinvolta da malavita più di quanto sembri”

26 novembre 2010

Avellino – L’omicidio di Vincenzo Cava, padre di Biagio capo dell’omonimo clan, avvenuto nell’ottobre del 1995, rappresenta forse il momento più aspro, di maggiore contrasto che ha caratterizzato la faida tre le famiglie dei Graziano e dei Cava. Nella mattinata sono state eseguite due ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti degli esecutori materiali dell’assassinio, Felice Graziano (‘Felicione’) e Antonio Graziano (‘o’ Sanguinario’).
L’omicidio di Vincenzo Cava fu il risultato di un’autentica ritorsione tesa a vendicare l’agguato camorristico che 4 anni prima a Scisciano vide la morte di Eugenio Graziano (fratello di Antonio) e di Vincenzo Graziano e Gaetano Santaniello (fratello e cugino di ‘Felicione’).
Violenta la modalità di ‘esecuzione’ di Vincenzo Cava. A sottolinearlo stamane in conferenza stampa è stato Rosario Cantelmo, Procuratore aggiunto alla Direzione Distrettuale antimafia di Napoli. “Uno dei collaboratori – ha spiegato Cantelmo – in sede di interrogatorio ha sottolineato testualmente che ‘… per avere massima soddisfazione’ dall’azione omicida che stavano compiendo, i due sicari di Vincenzo Cava hanno scaricato ben 3 caricatori pieni su corpo del Cava già esanime a terra”.

PERICOLI DA NON SOTTOVALUTARE – “Non va sottovalutato quanto accaduto negli anni in Irpinia – ha aggiunto – Questo è soltanto uno degli episodi più gravi che hanno contraddistinto la faida tra i Cava e Graziano, gruppi particolarmente presenti sul territorio. Ad oggi è difficile dire se tutto è finito, personalmente mi preoccupa di più la possibilità che i clan intervengano nell’economia sana di questa provincia”.

Dopo l’attività di contrasto alla strutturazione e alle attività dei clan, gi inquirenti sono passati oggi alla fase degli omicidi. “Questo è solo il primo risultato speriamo di una lunga serie, che comprenderà anche importanti novità circa il contrasto ai patrimoni illegali poiché in Irpinia ci sono stati tanti investimenti da parte delle attività criminose. Questo ci porta a pensare che questa provincia, l’Irpinia, è interessata da fenomeni malavitosi più di quanto si possa credere”.

Cantelmo ha sottolineato ancora una volta come siano “… irrinunciabili per le indagini gli strumenti del collaboratore di giustizia e delle intercettazioni”.
In questa direzione, Cantelmo ha messo in evidenza anche alcune dichiarazioni di Antonio Graziano che, parlando di Felice, “… si disse molto preoccupato poiché Felice sapeva tante cose e se parlava finivano rovinati”.

“Il nostro lavoro è indirizzato alla ricostruzione di tutta la storia della faida armata dei due gruppi – ha concluso – così facendo saremo più attrezzati per il futuro”. (di Antonio Pirolo)


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