Calcio – Si è spento Paolo Carosi, l’uomo della serie A

16 marzo 2010

Si è spento a Roma Paolo Carosi. Per tutti i tifosi irpini, il suo nome è legato alla pagina più bella della storia dell’Avellino calcio, la promozione in A della stagione 77-78. Carosi, all’epoca trentanovenne, giunse in Irpinia ingaggiato dal Presidente Iapicca, fra lo scetticismo generale, reduce dal primo Supercorso di Coverciano, cui aveva partecipato insieme con quello che sarebbe stato il suo successore sulla panchina biancoverde, Rino Marchesi. Al suo attivo, come unica esperienza fino a quel momento, la guida delle giovanili della Lazio . Proprio dalla società biancoazzurra, portò con sé due giovani centrocampisti, Montesi e Ceccarelli e, a novembre, anche il difensore Tarallo. La campagna acquisti di quell’anno fu caratterizzata dall’arrivo di qualche giovane di belle speranze. Oltre ai tre laziali, anche il portiere comasco Piotti e i gemelli Mario e Marco Piga e di alcuni atleti reduci da annate non brillanti: i difensori Cattaneo e Di Somma , il tornante Galasso e l’attaccante Chiarenza); al loro fianco i ‘confermati’ Reali, Boscolo, Gritti ceduto a novembre, Ferrara e Tacchi. Dopo una partenza fulminante ed un girone di andata chiuso ai vertici , alle spalle del ‘dominatore’ Ascoli, l’ Avellino ebbe un vistoso calo a metà del girone di ritorno, ritrovandosi fuori dalla lotta -promozione e apparendo destinato a un torneo anonimo. Fu a questo punto che Carosi inventò il miracolo-Avellino: una sola punta vera Marco Piga e tutta una serie di giocatori di grande movimento Mario Piga, Tacchi, Galasso pronti a creare gli spazi per gli inserimenti improvvisi dell’ indimenticabile capitano Adriano Lombardi, che, pur essendo un centrocampista, sarebbe risultato il capocannoniere della squadra con tredici reti. La squadra irpina realizzò un ‘filotto’ impressionante di vittorie in casa e in trasferta che culminò nella memorabile ultima gara di Genova, contro la Sampdoria al Marassi vinta grazie ad una micidiale rasoiata di Mario Piga, che regalò ai colori biancoverdi la massima serie. Fu il tripudio per gli irpini giunti in Liguria con ogni mezzo e per quelli che il giorno dopo ‘paralizzarono’ la città, portando in trionfo i propri beniamini. Paolo Carosi, malgrado le affettuose pressioni della tifoseria, preferì lasciare l’Irpinia, trasferendosi in una ‘grande’ come la Fiorentina, che non si lasciò sfuggire l’allenatore del momento. Carosi era un uomo molto cortese, signorile, mai sopra le righe , che meritò appieno il soprannome di ‘Barone’ che i tifosi della Lazio (la ‘sua’ società da calciatore e in tempi successivi anche da allenatore) gli attribuirono. Gli sportivi irpini ricorderanno sempre la figura di questo grande personaggio.