Calcio Avellino, non è una fuga ma il primato vuol dire qualcosa

Calcio Avellino, non è una fuga ma il primato vuol dire qualcosa

27 settembre 2018

di Claudio De Vito – In casa SSD Avellino ci si gode il primato in classifica con l’appellativo di rullo compressore, capace di spazzare via in sequenza Ladispoli, Albalonga e Anzio con una media di tre gol a partita. L’impatto sulla categoria è stato dei migliori da parte della formazione biancoverde che ha staccato tutte le dirette concorrenti per la promozione. Su tutte, Latina e Aprilia, i cui ritardi dalla vetta alla lunga inizieranno a pesare.

L’Avellino di Archimede Graziani, che ieri ha gioito in ospedale per il tris di Anzio, ci ha preso gusto e ora punta ad incrementare il divario sulle inseguitrici nel doppio turno casalingo con Città di Anagni e Cassino. Il primato al pronti via della stagione non era scontato, anzi. La piazza lo pretendeva in nome del suo blasone, ma nei fatti i diretti interessati sapevano in cuor loro di doverci andare cauti per via del pre-campionato scattato soltanto il 20 agosto.

Nonostante tutto, Morero e compagni sono partiti a razzo con notevoli margini di crescita destinati a creare forti problemi alle pretendenti al salto di categoria. E in tal senso la vetta raggiunta dai lupi assume un valore non da poco. Certo, su 38 giornate capiteranno i passaggi a vuoto, ma immagazzinare ora fieno in cascina significa costringere le altre ad inseguire sin da subito con l’effetto collaterale del logoramento ad un certo punto della rincorsa.

Insomma questo primato qualcosa vorrà pur dire, anche in considerazione che la condizione fisica non può essere ancora ottimale. Prevedere un campionato in discesa sarebbe un tantino azzardato, ma la sensazione è che l’Avellino abbia tutto il potenziale per condurre un cammino trionfale. Ad Anzio la squadra guidata dal vice Maurizio Macchioni è parsa lenta e prevedibile nella manovra durante il primo tempo. Nella ripresa invece la differenza l’ha fatta la qualità degli interpreti del reparto avanzato.

Se infatti la squadra non riesce ad esprimere gioco, servire lungo gente del calibro di Alessandro De Vena e Ferdinando Sforzini (di nuovo in gol dopo due anni) oppure gli esterni crea sistematicamente i presupposti di pericolo per gli avversari. In soldoni, lanciando il pallone in avanti, la sensazione è che qualcosa di positivo possa accadere. E ciò vale anche per i calci piazzati: in primis perché pennellati sapientemente da Matteo Gerbaudo, in seconda battuta perché fisicamente l’Avellino è strutturato per far male sulle palle inattive.

Il massimo risultato con il minimo sforzo dopo 270′. Quanto basta per far innamorare i tifosi anche ieri numerosi al “Massimo Bruschini” di Anzio. Adesso ci sono tutte le condizioni per la cavalcata verso il ritorno nel professionismo. Al di là dei facili entusiasmi che dirigenza, staff tecnico e calciatori respingono con forza, questo Avellino ha i valori e il pubblico per lasciare in fretta la categoria. Avanti il prossimo allora, ma soltanto consapevolezza di non essere da Serie D a tutti i livelli.

I voti all’Avellino che ha battuto l’Anzio.

Avellino (4-4-2): Lagomarsini 5.5; Nocerino 5.5 (28′ st Patrignani 6), Morero 6, Mikhaylovskiy 6, Parisi 7; Tribuzzi 6.5, Buono 5.5 (1′ st Tompte 5.5), Matute 5.5, Gerbaudo 7 (32′ st Ventre sv); Ciotola 6 (1′ st De Vena 7), Sforzini 7.5 (21′ st Acampora 6).