Calcio Avellino, Bianco: “Gruppo dalle grandi potenzialità”

8 novembre 2013

Da “Il Biancoverde” n. 11 dell’1/11/2013

L’aspetto motivazionale è da sempre fondamentale in ogni competizione sportiva. Soprattutto nel calcio. L’Avellino ha individuato nello psichiatra di Mugnano del Cardinale, il dottor Pietro Bianco, il punto di riferimento a cui affidare la psiche dell’intera rosa biancoverde. Un aiuto su cui poter contare nei momenti tetri e bui che l’imprevedibile campionato di Serie B può riservare. Un ‘allenatore della mente’, riconfermato dalla dirigenza irpina dopo i buoni risultati ottenuti lo scorso anno. Un mental coach tutto per i lupi, che opera dietro le quinte e funge da generatore di equilibrio psciologico: “L’Avellino – dichiara – ha costruito un gruppo di ‘incompiuti’ e di ‘incompresi’; incompiuti perché sono ragazzi dalle grandi potenzialità e motivazioni che devono ancora perfezionare alcuni aspetti della loro personalità; incompresi perchè periferici, marginali. Sono i calciatori che ricevono pochi riconoscimenti e che hanno gran voglia di rifarsi e di imporsi. Sicuramente, rispetto allo scorso anno – prosegue Bianco – ci sono meno problemi in merito alla gestione dell’autostima. Dai primi test emersero timori ed insicurezze per l’avventura nella categoria superiore. Oggi, fortunatamente, i livelli di autostima sono cresciuti notevolmente e di questo va dato atto anche allo staff tecnico che ha saputo ben infondere negli atleti la giusta etica performativa. Lo stesso Rastelli, De Vito e Vecchia sostengono dei test sulle dinamiche psicologiche. E’ importante percepire e valutare lo stato d’animo di tutti per poter lavorare nella massima tranquillità”.
Ma esisteranno dei calciatori maggiormente emotivi rispetto ad altri più forti sotto l’aspetto caratteriale? “Sicuramente, ce ne sono più di uno. Armando Izzo e Gigi Castaldo figurano tra i più sensibili, pur avendo grandissime potenzialità sul rettangolo di gioco. Impiegano, in campo, grandi energie, probabilmente più del dovuto, e per meglio sostenere i compagni. E’ inevitabile ne risentano nel post gara. Il primo ha bisogno di rassicurazione poiché tende molto a somatizzare; il secondo, capita si faccia prendere dalle componenti emotive che portano poi a bloccarlo a livello psicologico. Tra i più vigorosi, invece, figurano Eros Schiavon e i due portieri Pietro Terracciano e Andrea Seculin. Hanno una forte personalità. Da fare veramente invidia”.
E non mancheranno i caratteri difficili…”Più che di caratteri complessi – precisa il mental coach biancoverde – parlerei di giocatori dotati di grande intelligenza e profondità interiore. Inevitabilmente, ragazzi come Galabinov e Fabbro, molto simili per certi versi, potrebbero risultare, agli occhi altrui, alquanto complicati ma solo perché analitici e riflessivi. Andrej è molto controllato, quasi distante. Ciò accade perché viene da una familgia di atleti ed anche in campo, tende ad assimiliare posizioni statiche. Alessandro, invece, è un po’ insoddisfatto ma sta recuperando. La sua scontentezza è legata maggiormente alla scorsa stagione. È un ragazzo molto ambizioso e che tiene ad occupare un ruolo da protagonista nel calcio che conta. La Serie B, rispetto alla Lega Pro, gli calza decisamente meglio”.
Nel corso di un campionato, può capitare che un attaccante, per qualche partita, non trovi il gol. Ed il dottore Pietro Bianco, ci illustra la metodologia da adottare in questi casi: ”Se un giocatore non trova la rete, l’autostima, automaticamente decresce. E’ capitato a Soncin, qualche settimana fa. Gli è stata comunicata la fiducia dello staff tecnico e dei compagni; è stato rassicurato ed ha avuto le giuste indicazioni. Con il Carpi, tra le mura di casa, infatti, è arrivato il suo momento di gloria. Nel calcio, come nella vita, bisogna saper pazientare. I frutti seminati, prima o poi vanno raccolti. Ci vuole solo tanta duttilità”.
Ma secondo lo psicologo avellinese, è l’allenatore, il vero condottiero di questo grande gruppo: “Rastelli farà carriera perché è un grande sintetizzatore. Sa utilizzare tutti i livelli formativi che gli forniamo, io in prima persona, De Vito come Direttore Sportivo e via discorrendo. Sa placare l’entusiasmo dei suoi senza perdere mai di vista l’obiettivo. Parte dalla consapevolezza dei propri limiti e dei propri mezzi. Beneficia della metodologia delle cose che ancora non si fanno bene. Riesamina le lacune e si concentra su cosa va migliorato” – conclude – .