Brescia e Avellino, la cultura alimentare di 2 province a confronto

9 maggio 2008

Montella – A confronto i consumi alimentari dei ragazzi in età scolare della provincia di Brescia e dei ragazzi della provincia di Avellino. Il risultato è abbastanza sorprendente.
Se è vero, infatti, che Brescia conquista lo scettro di Provincia Italiana con la più alta concentrazione di ristoranti con stella Michelin è anche vero che l’alimentazione “domestica” dei ragazzi in età scolare della provincia di Avellino, sembra più in linea con i principi universalmente riconosciuti di una buona alimentazione.
È quanto emerge dalle risposte di 100 ragazzi della 5° classe elementare delle due province, cui è stato sottoposto un questionario sugli usi e consumi alimentari.
Lo studio, voluto proprio dall’assessorato all’agricoltura della provincia lombarda, che vanta una tradizione gastronomica di alto livello qualitativo con un particolare interesse da sempre rivolto all’utilizzo dei prodotti tipici, è stato esteso anche ad altre 6 province d’Italia (Trapani, Brindisi, Frosinone, Potenza, Avellino, Cremona).
Il comune della provincia di Avellino coinvolto nell’indagine è stato Montella. Dalle risposte dei ragazzi appaiono evidenti alcuni dati che richiedono un’attenta riflessione da parte di tutti gli addetti ai lavori, ma soprattutto dei genitori.
Se l’80% dei ragazzi bresciani interpellati dichiara di praticare almeno uno sport che lo impegna per due volte la settimana, la pratica sportiva assidua coinvolge soltanto il 50% dei giovani campani; la provincia bresciana, fa registrare invece una vertiginosa lacuna sul versante del prodotto naturale fatto in casa in favore del pronto industriale; per dirla più chiaramente, la merendina preconfezionata e magari addizionata con alcool è la regina del break per il 40% degli interpellati (la maggioranza non fa merenda). Lo stesso dicasi per i ragazzi di Montella, che per il 50% dichiara di non far merenda con regolarità, mentre solo un 10% consuma prodotti preconfezionati.
Mentre la colazione è il momento della giornata piuttosto rispettato a Brescia, con una dieta adeguata per circa l’80% dei ragazzi, costituita per lo più da prodotti da forno, marmellate e miele accompagnati da latte o tè; a Montella solo il 50% degli intervistati consuma questo pasto importantissimo per l’equilibrio alimentare giornaliero. In pole position sembra posizionarsi Montella per quanto riguarda il consumo di pesce, se si pensa che oltre il 50% dei ragazzi lo consuma almeno 2/3 volte la settimana, con una preferenza evidente accordata a quello azzurro (alici, merluzzo) e al polipo, contro il 30% rilevato in provincia di Brescia. I giovani bresciani sembrano invece dar largo spazio alla carne, che consumano in maniera eccessiva, cioè oltre 6 volte le settimana, nel 35% dei casi. A Montella, la carne viene consumata in maniera considerata adeguata, cioè 4-5 volte la settimana, nel 50% dei casi e non solo la rossa carne bovina ma anche il pollo e la carne di bufalo.
Yogurth e legumi, purtroppo, mettono d’accordo i giovanissimi di tutt’Italia, infatti, pare che nel 70-75% dei casi non riscuotano alcun successo nella dieta delle nuove generazioni. Ed è ancora in provincia di Avellino che si registra un adeguato – oltre il 40% dei casi – consumo di formaggio, con una predilezione quasi unanime per il caciocavallo podolico e la tipica mozzarella; nella provincia di Brescia, leader italiana di produzione di latte, solo il 23% dei ragazzi intervistati ne consuma in maniera adeguata e cioè 3-4 volte la settimana. Per quanto riguarda il consumo di polenta, piatto tipico della tradizione bresciana, i ragazzi del nord sembrano allinearsi al “mangiare di una volta”, preferendola alla pasta, al pane e al riso. Una tendenza che si inverte totalmente a Montella, dove sono la pasta e il pane a farla da padroni nel 60% dei casi. La frutta fresca, gli ortaggi e la verdura sono le cenerentole delle due province; il consumo è fondamentalmente scarso o inadeguato per oltre il 55% dei giovani gourmet.
I salumi riscuotono successo nel bresciano, dove, si sa, esiste una radicata tradizione degli insaccati, e oltre il 23% dei ragazzi ne fa un consumo quasi quotidiano. Ma su questo versante l’avellinese non è da meno, in quanto oltre la metà degli interpellati ha dichiarato di consumare salumi almeno 3-4 volte la settimana, con preferenza per il prosciutto cotto, la salsiccia e la soppressata. Un dato va segnalato a carico di alcune sporadiche realtà del bresciano, dove è stata riscontrata per i ragazzi una facilità di consumo di alcolici sulle tavole familiari. Un dato che non va assolutamente sottovalutato per le pericolose implicazioni che comporta. Si tratta di una bevanda assolutamente assente tra i ragazzi intervistati a Montella, presso i quali è l’acqua a scorrere a fiumi, con qualche affluente costituito per lo più da bevande gassate e succhi di frutta.


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