BLOG/ Il Mancini dei papà

BLOG/ Il Mancini dei papà

14 luglio 2018

Marco Grasso – Qualcuno storcerà la bocca. Qualcun altro alzerà gli occhi al cielo e sospirerà sconsolato. Qualcun altro ancora allargherà le braccia, per poi imprecare contro quel manipolo di genitori salito in cattedra per provare a dare un futuro al Liceo Mancini di Avellino e, soprattutto, ai propri figli.

Hanno litigato, straparlato e fatto tanta “ammuina”. Ma hanno anche qualche merito. Se a Palazzo Caracciolo qualcuno è costretto a lavorare e pensare anche in piena estate è soprattutto grazie a loro. La vertenza Mancini, aperta lo scorso autunno dagli scioperi a ripetizione dei ragazzi, è stata tenuta in piedi soprattutto dalle famiglie.

Prima via whatsapp, poi riunendosi in assemblea e infine, da ultimo, costituendosi in comitato. Quel comitato, che si è anche preso la briga di redigere più di una relazione tecnica niente male, ha tenuto sempre accesa la luce sullo storico Liceo Scientifico cittadino.

Più di un merito ce l’hanno, ed è giusto riconoscerlo, anche quei professori (e non sono pochi) che non si sono nascosti dietro i ragazzi e sono scesi in piazza per rivendicare il sacrosanto diritto allo studio. C’è invece poco da salvare sul fronte istituzionale: diviso, sempre in ritardo e in balia degli eventi. Qualche eccezione ci sarà come sempre, ma individuarla non è impresa facile.

In questi lunghi mesi professori, studenti e genitori hanno ingoiato più di un boccone amaro (vedi turni pomeridiani prima e “spezzatino” tra sei plessi poi), ma non hanno mollato, strappando alla Provincia, e in primis al presidente Gambacorta, un impegno preciso ad individuare una sede unica per il prossimo anno scolastico.

Ecco, ora siamo arrivati a quel punto. Il rinvio della presentazione della perizia al 4 settembre e dell’incidente probatorio al successivo 12 settembre ha definitivamente spento le speranza di un rientro nella sede storica di via De Conciliis per l’inizio del prossimo anno scolastico.

Accantonato il sogno, a lungo cullato da dirigente, professori e studenti, la palla ora è di nuovo nel campo dell’ente di Palazzo Caracciolo, chiamato a trovare una soluzione in tempi rapidi, ed in ogni caso prima dello stop di agosto. Non è escluso che il nuovo anno possa riprendere come il vecchio e, quindi, con gli oltre 1200 studenti dello Scientifico distribuiti tra i sei plessi già collaudati durante i lunghi mesi dell’emergenza.

Ma non è da escludere neanche una distribuzione concentrata su tre plessi, come del resto già anticipato all’indomani della fine dell’anno scolastico dal Provveditore Rosa Grano. Oppure, e sarebbe decisamente il male minore, l’agognata sede unica che, in questo caso, potrebbe essere ancora l’Itis Dorso o il Geometra.

Sullo sfondo si continua a giocare la partita per recuperare la sede di via De Conciliis. In questo caso però il destino del Mancini passa per il Tribunale e fare pronostici e quantomai azzardato.

In ogni caso, al di là di ogni valutazione, il “Mancini” dei papà esiste, e come. Lo so, il pensiero vola subito alla truffa del quadro della falsa infermiera di Antonio Mancini (passato alla storia, almeno cinematografica, come il “Mancini di papà”) così bene romanzata nel film “Il Mistero di Bellavista” di Luciano De Crescenzo.

Lungi da me fare cattivi pensieri. E, ancora più lungi da me, pensare che anche in questa triste storia ci possa essere un Riccardo Pazzaglia pronto a tutto pur di vendersi il quadro del suocero. Anche a sfidare l’ira (tutt’altro che funesta) di una ispirata Marisa Laurito che finge di opporsi strenuamente alla vendita dell’amatissimo “Mancini di papà” solo per portare in porto la trattativa.

Nel film la truffa dura poco. Il doppione venduto pochi giorni prima svela l’arcano, ma sarà l’emozione di quella trattativa-sceneggiata a salvare l’animo (e il portafogli) dei due straordinari truffatori.

Per il Mancini dei papà, invece, l’epilogo è ancora lontano. La truffa non c’è stata (magari qualche equivoco creato ad arte sì) ma il timore è che anche in questo caso tutto finisca in sceneggiata, stavolta solo drammatica, senza emozioni né colpi di scena e, soprattutto, senza lieto fine.