BLOG/ Avellino, quattro milioni di buoni motivi per (non) vincere il campionato 

BLOG/ Avellino, quattro milioni di buoni motivi per (non) vincere il campionato 

20 agosto 2018

Maurizio de Ruggiero – La mannaia del Tar. Le manifestazioni di interesse. La conferenza della rinascita. Passato, presente e futuro condensati in tredici interminabili giorni. E’ risorto senza morire l’Avellino, impelagato dalla sera alla mattina nelle secche melmose della D. Un campionato denso di insidie e storicamente avaro di soddisfazioni che ha visto i Lupi protagonisti già nel 2009, in occasione della dipartita della storica Uesse 1912.

Dopo giorni di trepida attesa, poco dopo mezzogiorno di domenica 19 Agosto, la neonata SSD, capitanata da Gianadrea De Cesare (scortato dal fido Nicola Alberani) ha presentato agli organi di informazione direttore sportivo ed allenatore: un giovane emergente (Musa) d.s. professionista reduce dall’esperienza alla Lupa Roma e una vecchia volpe delle serie dilettantistiche (Graziani) balzato agli onori delle cronache anni fa per una promozione con il Mantova.

RIFLESSIONI SPARSE – Sarà il campo a giudicare la bontà dell’operato dello staff tecnico ma chi mastica calcio e digerisce pallone sa che le compagini di terza serie (e non solo) che puntano alla promozione hanno già pianificato minuziosamente la nuova stagione. La società, al contrario, data la ristrettezza dei tempi e l’alea del ripescaggio in C è stata costretta giocoforza a temporeggiare;  per poi fare di necessità virtù ingaggiando pedine scartate dalle avversarie. Incassato il no di Marino e ridottisi ormai al 18 agosto, il ventaglio di scelte era davvero scarno ed obiettivamente era difficile aspettarsi di più.

Anche Musa e Graziani, per evitare di creare false aspettative, hanno più volte messo le mani avanti ricordando ai giornalisti quanto sia arduo coagulare un gruppo in una manciata di giorni, imbastire una preparazione decente e convivere al contempo con la regola aurea degli “Under” (pietra miliare della D). Una doccia glaciale per una piazza già ustionata dal rigetto al Tar, abbacinata, peraltro, dai quasi quattro milioni di Euro messi sulla “boffetta” da De Cesare in occasione del deposito (pro manibus) della proposta al sindaco Ciampi.

VITTIMA DI SE STESSO – Ed è proprio qui che si gioca la partita: Il galantuomo partenopeo, considerato il clamore suscitato dallo sfarzoso business plan è moralmente costretto ad allestire una squadra fortissima, in grado centrare necessariamente la promozione a prescindere dalle avversità. Una missione impossibile (o quasi) anche per l’uomo dei miracoli. Una sfida complicatissima anche per il Paperon de’ Paperoni del gas. Se le cose non dovessero andare per Il verso giusto riuscirà la tifoseria a sopportare un altro anno di transizione? Riuscirà il prode Gianandrea a sedare i bollori di una piazza arrembante? Ha senso dilapidare milioni di Euro con la pioggia di ripescaggi che si prospetta a fine stagione? Al rettangolo verde l’ardua sentenza. Buon campionato a tutti…