Bilancio, Forgione: “Il disavanzo non è di 60 milioni, ma molto più basso. Dissesto, ipotesi lontana”

Bilancio, Forgione: “Il disavanzo non è di 60 milioni, ma molto più basso. Dissesto, ipotesi lontana”

18 settembre 2018

Marco Imbimbo – I lavori per completare il Consuntivo 2017 procedono a ritmi spediti. Questa mattina c’è stato un tavolo in Comune tra il sindaco, Vincenzo Ciampi, l’assessore al Bilancio, Gianluca Forgione, e il commissario Mario Tommasino, inviato dalla Prefettura per redigere il conto consuntivo.

Quest’ultimo ha illustrato a Ciampi e Forgione lo stato dei lavori, giunto quasi a compimento. «L’intenzione è arrivare a una conclusione nei tempi del mandato che mi è stato assegnato. Dobbiamo definire gli ultimi aspetti, ma siamo a buon punto», spiega Tommasino.

Nell’ultimo mese la città ha assistito a un valzer di numeri su quello che sarebbe il reale disavanzo del Comune di Avellino, si è partiti da 17 milioni arrivando fino a 60 milioni, senza tralasciare cifre intermedie a questi due estremi. Tommasino preferisce non sbilanciarsi sulla cifra reale, almeno finchè le operazioni non saranno concluse, ma ammette: «Di sicuro possiamo escludere l’ultima cifra».

Insomma il disavanzo non ammonta a quei 60 milioni di euro che sono spuntati fuori in questi giorni, come conferma anche l’assessore Forgione: «Quella cifra non riguarda il disavanzo – precisa – ma è una sommatoria tra varie voci. La cifra reale è quella già descritta all’inizio, ovvero di un maggior disavanzo che si attesta tra i 10 e i 15 milioni di euro».

Chiarito l’equivoco, ora si attende solo che il commissario prefettizio completi il suo lavoro in modo da poter avviare l’iter che porterà in Aula il Consuntivo 2017. «In consiglio, con l’ausilio delle slides, spiegheremo la situazione economica dell’ente, tra disavanzo e debiti», precisa Forgione che, nel frattempo allontana anche l’ipotesi dissesto: «Prima c’è il predissesto – spiega – quindi c’è il controllo della Corte dei Conti sugli atti. Poi laddove emergano maggiori criticità, allora il piano di riequilibrio non viene certificato dalla Corte e si andrà in dissesto. Ad oggi, però, la situazione è quella descritta inizialmente di un maggior disavanzo tra i 10 e i 15 milioni».