Basket serie A – C’era una volta la Scandone…

10 marzo 2006

Giovedì Sera, dopo una partita disputata tra amici amanti della pallacanestro, abbiamo preso la macchina del tempo e siamo tornati indietro di qualche anno. Tutto ciò perché era presente un ragazzo che, seppur ancora molto giovane, è riuscito a regalare nel passato alla sua città, alla società nella quale è cresciuto tanti successi inaspettati. Vi ricordate Gianluca Tucci l’avellinese doc ex coach della Scandone? I più, quelli che da sempre hanno seguito le vicende cestistiche della nostra cittadina, non possono non ricordare uno dei primi artefici del miracolo biancoverde. Tucci, alla guida della nostra beneamata, ha raccolto due promozioni. La prima nell’ormai lontano 1995, quando si raggiunse inaspettatamente la promozione in B1 con una squadra mediocre. Mentre la seconda, forse la più bella tra tutti i successi irpini, fu quella del 25 maggio 1997 ad Ancona. Allora la sua squadra superò, in una finale brutta tecnicamente ma emozionante come poche, Bergamo allenata da Charlie Recalcati. Senz’altro fu il momento più bello di tutta la sua carriera. Dopo Avellino ci sono state altre panchine per il giovane irpino. Scafati, Caserta, Argenta e Latina, tutte con alterne fortune. Con Tucci abbiamo discusso di pallacanestro e naturalmente l’attenzione è ricaduta sull’attuale situazione avellinese. Due i concetti fondamentali venuti alla ribalta che ci fanno riflettere. La scarsa identificazione della gente avellinese in questa squadra, ed il pessimismo che regna sovrano nell’ambiente cestistico. E’senza dubbio difficile identificarsi in una squadra formata da pochi italiani e tanti stranieri. Giocatori americani, la maggior parte delle volte mercenari, che oggi sono qua ma che la prossima settimana sono già da qualche altra parte. Dove sono i Totano, i Diterlizzi, i Trotti, i Frascolla che negli anni passati hanno combattuto e vinto tante battaglie, capaci di riempire il palazzetto e regalare soddisfazioni ai tifosi? Possiamo mai paragonare quegli eroi a gente come Bobbit, Young? L’unico legame, tra la città e l’attuale squadra, è il solo Ferrara ormai uscito dalle rotazioni di coach Capobianco. C’è da dire, però, che per una piccola realtà come la nostra è difficile trattenere giocatori per più di un anno, in quanto non si sa mai il prossimo anno cosa potrà accadere. Del resto si sa che “del domani non c’è certezza”. Il secondo punto emerso è il pessimismo, che non è assolutamente quello leopardiano. Sarebbe davvero eccessivo scomodare il grande poeta ottocentesco. Quello di cui parliamo ha colpito i tifosi, alcuni dirigenti e forse qualche componente della squadra. La stampa, soprattutto quella nazionale, da l’Air per spacciata. Ma come diceva Tucci il campionato è ancora lungo, bisogna crederci perché i prossimi incontri casalinghi sono tutti alla portata di Avellino, poi qualche colpo fuori casa è sempre possibile. Ma per far sì che ciò avvenga bisogna ritrovare l’entusiasmo, lo stesso che le scorse stagioni ha permesso ad Avellino di ottenere i suoi successi. Ritornando al presente facciamo notare che in settimana c’è stato un incontro tra squadra e una rappresentanza degli original fans. Non sappiamo cosa si siano detti di preciso, ma è probabile che oltre a chiedere il massimo impegno, gli o.f. abbiano chiesto a squadra, società e allenatore, un pò di entusiasmo e giocare con il coltello tra i denti tutte le prossime partite, perché ogni partita sarà una finale. In tanto domani l’Air volerà per Milano dove domenica affronterà l’Armani Jeans. (Giovanni La Rosa)