Barriere per la disabilità negli ospedali italiani: al Mezzogiorno il triste primato

Barriere per la disabilità negli ospedali italiani: al Mezzogiorno il triste primato

4 aprile 2016

In oltre il 78% degli ospedali italiani non sono previsti spazi e strutture adeguate o percorsi prioritari per i pazienti con disabilità di vario tipo (motorio, sensoriale e intellettivo) che devono fruire di prestazioni ospedaliere. Un quadro che lascia emergere la presenza di tali “barriere sanitarie” che rendono situazioni già caratterizzate da disagio per qualsiasi paziente, come un’attesa al pronto soccorso o un degenza in reparto, ancora più difficili per coloro che sono costretti a vivere condizioni di fragilità fisica o mentale.

A fornire dati e strumenti di analisi, un’indagine conoscitiva sui percorsi ospedalieri per le persone con disabilità realizzata dalla Onlus Spes contra spem, in collaborazione con l’Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, in collaborazione con la Fondazione Ariel e con il contributo di Fondazione Umana Mente del Gruppo Allianz.

Si tratta di un’analisi che per la prima volta cerca di far emergere, in maniera sistematica, le differenze reali ed effettive dei trattamenti sanitari tra persone affette o meno da disabilità. La ricerca raccoglie e analizza le risposte a un questionario inviato a un campione di 814 strutture ospedaliere (Asl, Aziende Ospedaliere, Policlinici Universitari, Irccs – Istituti di Ricerca e Cura a carattere Scientifico), localizzate su tutto il territorio italiano, tra gennaio e settembre 2014. Dieci domande a risposta chiusa sulla presenza di misure, presidi, percorsi clinico assistenziali e figure professionali per verificare le modalità di accesso e di cura delle persone con diverse tipologie di disabilità.

A risaltare all’occhio la disparità tra gli ospedali del Mezzogiorno e quelli del Settentrione (basti pensare che per persone con disabilità cognitiva sono previsti percorsi sanitari nel 29% degli ambulatori e dei reparti del Nord Italia contro il 6,5% di quelli del Sud). Dai risultati si evince come in solo il 36% sia previsto un percorso prioritario per i pazienti con disabilità. La percentuale più elevata di strutture con un flusso prioritario si riscontra nelle regioni del Centro (45,5%), quella inferiore nel Mezzogiorno (19,4%).

Solo il 16,8% delle strutture ha un punto unico di accoglienza per le persone con disabilità. Il punto unico di accoglienza è presente nel 20,9% delle strutture del Nord, mentre non raggiunge il 13% negli ospedali di Centro-Sud e Isole. Nessuna struttura ha mappe a rilievo per persone non vedenti, mentre solo il 10,6% è dotato di percorsi tattili (essi sono assenti negli ospedali monitorati nelle regioni del Mezzogiorno, presenti in circa il 13% di quelli del Centro-Nord).

Parlando di display luminosi per le persone con deficit uditivo, essi sono presenti nel 57,8% degli ospedali (nel 45,2% di quelli del Sud Italia). Solo il 12,4% dei Pronto Soccorso – e nessuno nell’Italia Meridionale – ha locali o percorsi adatti per visitare pazienti con disabilità intellettiva. La percentuale sale, invece, se consideriamo gli ambulatori e i reparti: qui i percorsi clinico assistenziali e locali dedicati per visitare e assistere persone con disabilità intellettiva/cognitiva sono presenti nel 21,7% delle strutture che hanno risposto all’indagine.

Rincuorante, al contrario, la situazione relativa alla presenza della figura del case manager (prevista nel 61,5% delle strutture) e quella relativa alla permanenza, oltre l’orario previsto per le visite, del caregiver della persona con disabilità (nel 95,7% degli ospedali analizzati). Buono anche l’aspetto legato agli incontri tra la governance dell’ospedale e le rappresentanze delle associazioni familiari delle persone con disabilità.