Bancarotta fraudolenta: coinvolto anche un irpino

25 maggio 2005

Mestre/Sono accusati di distrazione di risorse finanziarie del patrimonio societario, bancarotta fraudolenta, falsificazioni di documenti, corruzione, rivelazioni di segreto e abuso d’ufficio i 19 arrestati dalla Finanza di Mestre nell’operazione “Splitting”. Anche un avellinese, ex direttore generale della “Gama”, la società veronese di catering e di ristorazione, è stato raggiunto dall’ordinanza di custodia cautelare in carcere. Il blitz delle Fiamme Gialle è l’ultimo atto di una lunga e complicata inchiesta iniziata tre anni fa, dopo una verifica fiscale alla Gama durante la quale era emersa più di qualche perplessità da parte dei finanzieri sulla documentazione societaria. Successivamente, in seguito ad altre approfondite indagini, la Finanza è giunta alla considerazione che molto materiale contabile presentato dalla Gama fosse palesemente falsificato e che questo andasse a influire anche sui bilanci societari. Sulla base di questi elementi, le Fiamme Gialle veneziane hanno dato il via a un paziente lavoro che ha consentito di portare a galla un presunto giro di tangenti, dell’ammontare di circa un milione di euro, e di fatture false che sarebbero dovute servire a coprire la gestione di fondi neri distratti dalla società a beneficio dei principali azionisti che, negli anni, avrebbero così dilapidato il patrimonio sociale a proprio beneficio. I presunti episodi di corruzione contestati risalirebbero al periodo compreso tra il 2000 e il 2002 e si sarebbero verificati, oltre che nella provincia scaligera, anche a Milano, Roma, Genova, Palermo e Mogliano Veneto (Treviso). L’azienda Gama, che impiegava alcune centinaia di lavoratori, era tra le principali nel settore mense e catering in Italia, presente presso Regioni, enti ospedalieri, aeroporti e in particolare in amministrazioni militari tra le quali la stessa Guardia di Finanza. Nel 2003, prima dello stato di insolvenza e dell’amministrazione straordinaria, l’azienda aveva registrato un volume di affari di quasi 90 milioni di euro. Poi, fin dalla dichiarazioni di difficoltà da parte dell’azienda, erano scattati gli interessamenti degli inquirenti con intercettazioni di vario genere, sia ambientali sia telefoniche. E dalle indagini, a poco a poco sarebbe emersa una “struttura” per la spartizione di appalti di cui la Gama non sarebbe stata l’unica a beneficiare. Non è escluso, infatti, che anche altre aziende del settore mense e catering possano risultare coinvolte nella indagini, tanto che su questo aspetto i finanzieri hanno inviato il materiale d’inchiesta alle altre procure interessate.