Avellino Violenta. Ecco perchè maltrattano i cani !

Avellino Violenta. Ecco perchè maltrattano i cani !

20 marzo 2015

Due cani impiccati  in Irpinia in pochi giorni, perché questi atti di crudeltà gratuita? Ecco le risposte della psicologia.

Gli efferati atti di violenza perpetrati di recente ai danni di due cani, trovati impiccati prima a Monteforte e poi a Montemiletto, impressionano per la gratuità della violenza fatta a creature innocenti la cui unica colpa, forse, era quella di transitare per strada.

“Non c’è fedeltà che non tradisca almeno una volta, tranne quella di un cane”, scriveva il celebre etologo Konrad Lorenz, sarebbe forse bastato fermare per un attimo la mano assassina per incrociare la bontà nello sguardo del randagio e, magari, salvarla una vita anziché sopprimerla per un gioco stupido e crudele.

E’ impossibile evitare di chiedersi cosa ci sia dietro un gesto simile, così contrario alla naturale amicizia che, dall’alba dei tempi, unisce l’uomo e il cane; ne parliamo con la psicologa e psicoterapeuta Marianna Patricelli, la cui esperienza in contesti difficili e devianti può forse aiutarci a capire perché alcune persone fanno del male agli animali.

Dottoressa Patricelli, come si può inquadrare l’atto violento verso un animale d’affezione o anche da produzione?

Marianna Patricelli psicologa

Marianna Patricelli psicologa

“Gli atti violenti indirizzati verso gli animali sono definibili come comportamenti crudeli compiuti da individui, con deliberata intenzione di procurare dolore e patimento fino alla morte, verso esseri indifesi. La definizione di Ascione sembra la più appropriata: “ La crudeltà verso gli animali è un comportamento sociale inaccettabile che intenzionalmente causa pena, sofferenza, angoscia o morte gratuita ad un animale”. (Ascione 1993). Gli atti di crudeltà intenzionale verso gli animali risultano scioccanti se si considera la varietà e la vastità con cui vengono perpetrati. Indubbiamente vanno considerati come indice di gravi problemi psicopatologici e comportamentali. Va da sé che gli individui che mostrano inclinazioni sadiche nei confronti degli animali andrebbero osservati con grande attenzione poiché, spesso, azioni di questo genere sono da ricondurre a comportamenti sociopatici”.

Perché ci sono persone che arrivano a commettere un atto così brutale come uccidere per impiccagione un cane?

“Le ragioni sono molteplici e connesse indubbiamente sia alla struttura di personalità dell’individuo che a tutta una serie di fattori quali l’ambiente familiare, sociale e culturale di appartenenza. La violenza su un animale può essere interpretata come il bisogno per l’individuo-aguzzino di provare una sensazione di potere, di eccitazione e di soddisfazione attraverso la tortura di una vittima debole ed indifesa”.

Può farci un esempio?

“Per esempio, in ambienti familiari violenti, l’individuo abusivo e sadico può minacciare di uccidere o uccidere realmente un animale per intimidire psicologicamente gli altri membri della famiglia, affermando il proprio “potere”. L’atteggiamento violento, in generale, va considerato come una disposizione che si forma nel rapporto con la realtà esterna e quindi con le persone più vicine, ad esempio le figure genitoriali. Se al bambino ci si rapporta con violenza egli imparerà ad interagire con il mondo esterno, in modo violento, esattamente come tutte le altre abitudini domestiche. L’atteggiamento violento è il risultato di un processo diseducativo complesso e ripetuto nel tempo ed andrebbe valutato con attenzione perché è sempre il segnale di un disagio più profondo. In particolare, il maltrattamento degli animali ha delle forti connotazioni psicologiche: la violenza spesso va letta come una strategia per superare un forte senso di inferiorità. Ed a questo proposito, Adler sottolineava come in realtà l’atto crudele non fosse altro che una “sovrastruttura compensatrice” di un sentimento di inferiorità”.

 Oggi la sensibilità verso i diritti degli animali è aumentata, cresce il numero di persone che si rifiuta di mangiare carne o vestire con pellicce, dall’altra parte, però, assistiamo a uno sfruttamento sempre più brutale o alla crudeltà gratuita. E’ sempre stato così o oggi è cambiato qualcosa?

“Nonostante oggi si sprechino le parole sul rispetto per il prossimo, si può senz’altro affermare invece che il disprezzo per l’ “altro” sia un fenomeno dilagante dei nostri tempi, figlio del modello culturale imperante, su cui si regge la nostra società, che nega il riconoscimento dell’alterità. Per cui l’altro viene considerato anche un ostacolo all’espansione del nostro Io, o anche un impedimento alla soddisfazione dei propri piaceri e la limitazione alla nostra libertà. Di conseguenza anche gli animali non vengono riconosciuti, in quanto espressione dell’alterità e quindi non “visibili”, poiché si è incapaci di approcciare l’altro (diverso da me) attraverso un atteggiamento empatico”.

Lei pensa che chi commette questi atti o avvelena i randagi tende a reiterare questi comportamenti?

“Probabilmente si può ipotizzare che ci sia una tendenza a ripetere tali comportamenti poiché rientrano in quadri più o meno gravemente patologici. Ma anche, presumibilmente, collegati ad altri comportamenti violenti, indirizzati verso altri destinatari. Infatti, molte ricerche hanno messo in rilievo la connessione tra abusi verso gli animali ed altre forme di crudeltà attuate nei confronti del partner, bambini ed anziani. Inoltre, c’è da sottolineare che i numerosi studi condotti a riguardo, nell’ambito della psicologia, criminologia e sociologia, hanno individuato tra le caratteristiche comportamentali dei criminali violenti le loro tendenze sadiche nei confronti degli animali, sia durante l’infanzia che durante l’adolescenza. Sicché, stando alle ricerche, gli individui che manifestano comportamenti violenti sugli animali sono 5 volte più propensi a commettere crimini violenti contro esseri umani”.

Cosa si può fare per evitare episodi violenti come quelli accaduti ai poveri cani impiccati?

“Diciamo che solo riconoscendo una concezione morale di “alterità animale” si può contrastare la violenza sugli animali. Nei dettagli, si può cercare di effettuare un’opera di prevenzione, attraverso la sensibilizzazione e l’educazione all’empatia, ai sentimenti di tenerezza e di protezione verso gli esseri più indifesi, partendo dall’infanzia. Va rilevato che l’istituzione scolastica, negli ultimi anni, si è impegnata a portare avanti le istanze ecologiche e di rispetto dei diritti umani e dei diritti degli altri esseri viventi. Anche attraverso i mass media qualcosa si sta muovendo in tal senso, seppur in forma ridotta. Bisogna incentivare gli sforzi in tale direzione, cercando di assicurare ai bambini l’adeguato sviluppo delle capacità empatiche, cioè della capacità di immedesimarsi nell’altro dal punto di vista cognitivo, affettivo ed emotivo, perché solo attraverso l’empatia è possibile realizzare rapporti più costruttivi, più collaborativi e più amorevoli con gli altri ed anche con gli animali”.

Empatia ma anche compassione?

“Si, anche il sentimento di “compassione” ha la sua rilevanza nell’ambito di questo discorso: insegnare ai bambini la capacità di partecipare al dolore degli altri è senza dubbio fondamentale anche se difficile, perché prevede lo sforzo di andare al di là di se stessi, sviluppando la sensibilità, la cooperazione, la condivisione ed usando il “cuore”, che oggi sembra essere diventato un organo “tabù””.