Avellino umiliato: è giunto il momento di darsi una regolata

Avellino umiliato: è giunto il momento di darsi una regolata

25 ottobre 2018

di Claudio De Vito – L’Avellino che rimedia figuracce a destra e a manca lontano dal Partenio-Lombardi ha tanti demeriti ma anche un merito: quello di riuscire ad esaltare club come il Flaminia e l’SFF Atletico che grazie ai rispettivi successi sui biancoverdi hanno impreziosito la loro breve storia. Ebbene sì, il Calcio Avellino di questi tempi fa beneficenza ad avversari meno quotati sul piano del blasone ma certamente più affamati e dimensionati nella categoria. A Fregene nessun incidente di percorso, piuttosto una pericolosa sbandata culminata nel fuori strada alla curva “Madami”.

Essere umiliato dal Flaminia e dall’SFF Atletico, con tutto il rispetto che si deve ad avversari che sul campo hanno dimostrato di meritare il risultato, al tifoso dell’Avellino non va proprio giù. E allora occorre darsi una regolata nelle dinamiche interne al Calcio Avellino prima che sia troppo tardi, perché le dichiarazioni del sempre schietto Archimede Graziani nel post-partita di ieri fanno riflettere e sembrano andare nella direzione di uno scollamento tra allenatore e gruppo.

“Finché ci vengo a mettere la faccia io nessun problema per loro, ma ogni tanto un po’ di faccia dovrebbero mettercela anche loro” ha tuonato il tecnico toscano che gradirebbe un’assunzione di responsabilità da parte dei suoi calciatori accanto alla sua. In parole povere: le colpe sono anche vostre, non soltanto mie. Tradotto ancora meglio: attrito. Se poi si vuol cercare di interpretare il Graziani pensiero in altro modo, allora vuol dire negare l’evidenza. La sincerità dell’allenatore è certamente apprezzabile, ma allo stesso tempo è lecito chiedersi se certe dichiarazioni facciano bene ad un gruppo che in questo momento ha bisogno soltanto di serenità e armonia per rialzarsi dopo la seconda debacle consecutiva in trasferta.

Non sta al tifoso capire se c’è qualche che non va all’interno della squadra. Il tifoso recita la sua parte andando allo stadio a sostenere la squadra e si aspetta risposte convincenti dalla società rispetto a quanto sta accadendo. Spetta allora a patron De Cesare e al suo entourage dirigenziale intervenire. Non a dicembre sul mercato perché tra un mese potrebbe essere troppo tardi. Se necessario, bisogna apportare ora i giusti correttivi altrimenti si finisce per essere inghiottiti da tutta quella serie di alibi che il ritardo di inizio stagione fornisce ampiamente.

Spetta alla proprietà in quanto espressione dell’investimento in sé, ma il direttore sportivo deve avere voce in capitolo in quanto responsabile dell’area tecnica. Spesso ci si è chiesto agli albori del progetto SSD Avellino se Carlo Musa fosse la figura giusta da incastonare nella gestione sportiva del club per via della sua giovane età, e non certo per la competenza che nessuno mette in discussione. Operare alla Lupa Roma è un conto, farlo ad Avellino a maggior ragione dopo un ruzzolone di due gradini dalla B alla D è ben altra cosa.

E sono momenti come quello attuale di casa Avellino a mettere a dura prova la personalità di ognuno nel perimetro del proprio ruolo, Musa compreso. In momenti come questo qualcuno potrebbe provare ad esternare il pensiero della società – tanto per fare un esempio – per capire come si intende affrontare una situazione che rischia di diventare pericolosa per la salute di una squadra che vuole lottare per il vertice. La piazza preme dall’esterno intanto. La Caporetto di Civita Castellana ha innalzato i decibel all’interno del coro che chiede la testa dell’allenatore. L’umiliazione-bis non avrà un capro espiatorio, ma almeno autorizza a ricevere delle risposte chiare e concrete da parte dei diretti interessati.