Avellino Teatro Gesualdo/ La Compagnia di Antonio Marquez alle prese con “Bolero” e “Cappello a tre punte”

15 aprile 2005

Teatro Gesualdo: domani pomeriggio è di scena il Flamenco. La Compagnia di Antonio Marquez alle 18.30 si esibirà in due atti “Il cappello a tre punte” e “Bolero”. Entrambe le coreografie portano la firma di Antonio Marquez. “Il cappello a tre punte” è tratto dall’opera di Pedro Antonio Ruiz de Alarcón. Le musiche sono di Manuel de Falla, le scenografie e i costumi di Roger Salas. Lo spettacolo andò in scena per la prima volta al teatro Alhambra di Londra nel 1919 e la compagnia di Marquez lo riportò sulle scene nel 1997 alla riapertura del teatro Real di Madrid. Sul palcoscenico accanto ad Antonio Marquez anche la prima ballerina Kyra Gimeno nelle vesti di una dolce ragazza corteggiata da molti giovani. Bolero è dedicato alla composizione di Maurice Ravel: Antonio Marquez ha infatti ideato le sue coregrafie sulle celebri musiche del compositore francese. E non solo perché il danzatore spagnolo nutre un forte interesse per il bolero ma anche perché lo stesso Ravel aveva la Spagna nel cuore. La storia del bolero racconta di molte incisioni europee del XVIII secolo che dimostrano come in quel periodo questo ballo era già piuttosto diffuso. Una cosa è certa: verso la fine del 1700 numerosi erano i maestri di bolero che esercitavano questa professione in tutta la Spagna. Molti di loro si erano formati nella cultura del fandango, un ballo di corteggiamento definito come la più rinomata e lasciva di tutte le danze spagnole. Il Bolero di Maurice Ravel fu prodotto su commissione. Ida Rubinstein, ballerina e organizzatrice di eventi artistico-culturali, chiese al Maestro Ravel di preparare la partitura per un balletto che lei intendeva portare in scena con la sua compagnia. Ravel aveva la Spagna nel cuore e nelle vene.

Antonio Màrquez: percorso artistico

Nato nel 1963, è già Primo Ballerino al Ballet Nacional de España nel 1982, sotto la direzione di Josè Antonio Ruiz; interpreta con questa compagnia molti ruoli principali, nel “Cappello a tre punte”, nel “Bolero de Ravel”, in “Ritmos” e molte altre produzioni.
Dal 1991 è Primo Ballerino al Ballet Español de Madrid, di Josè Granero, dove interpreta, tra le altre coreografie, “Reecuentros”. Di nuovo con il Ballet Nacional de España dal 1993 in qualità di Artista Ospite, compare in quell’anno in un brano del “Cappello a tre punte” nella trasmissione televisiva sui grandi miti maschili “Los Divinos”, prodotta da RAI e TVE e ripresa praticamente in tutto il mondo.
L’anno dopo interpreta Carmelo in “Amor Brujo” di Manuel de Falla, con la coreografia di Victor Ullate, ed altri importanti ruoli, tra cui “La Oración del Torero”, dedicato a Ortega Cano, con musica di Joaquin Turina e coreografia di Victoria Eugenia. Nel 1995 fonda la sua Compagnia, e con questa ha ottenuto straordinari riconoscimenti internazionali. Prosegue nel frattempo anche la sua attività di ballerino e coreografo, che lo vede curare coreografie dell’opera “Carmen” sia per l’Opera di Montecarlo che per il Teatro Nazionale di Atene, e dell’opera “Don Chisciotte” per l’Opéra di Parigi. Nel corso del 2001, infine, ha ottenuto in Italia importanti riconoscimenti e premi, mentre in Brasile i suoi spettacoli, cui hanno assistito 40.000 persone a Rio de Janeiro, è stato inserito nel “Libro de los Records” per il grande seguito di pubblico. Ormai divo da folle è molto amato in varie nazioni: a Parigi, ad esempio, negli ultimi anni è stato praticamente ospite fisso all’Opéra, e da questa città è comparso in mondovisione nelle danze durante la festa in casa di Flora nella produzione di “Traviata nei luoghi di Traviata”, di Patroni Griffi. Di lui è stato scritto moltissimo. Per la sua apparizione italiana nel luglio 2001 al Teatro Romano di Verona, Sergio Trombetta su “La Stampa” ha scritto: “Ballerino dotato di una tecnica sublime, sulla scena sembra preda di una forza animalesca che lo rende capace di tutto….Antonio Marquez fa flamenco-flamenco, travolgente, animalesco ed eccessivo…. un tipo che accalappia le platee, soprattutto femminili, con la sua presenza magnetica, l’intensità della sua danza. Ballerino di tecnica sublime, non si ferma di fronte a nulla….può, per esempio, aprire uno spettacolo con una versione disinvolta del “Bolero” di Ravel….può, al momento dei ringraziamenti, esibirsi in una specie di strip che infiamma il pubblico…vederlo stacchettare rapido, travolgente, vibrante nel “Zapateado di Pablo de Sarasate” è un’irripetibile esperienza mistica.”