Avellino – Spesa sociale: maglia nera alla città capoluogo

11 settembre 2005

Avellino – La crisi dello Stato sociale non risparmia i comuni della provincia irpina, che incorrono, come il resto del Mezzogiorno d’Italia, tra le lame di un welfare a due velocità. Negativo il rapporto sindacale presentato nei giorni scorsi a Roma: causa le minori entrate e gli effetti del Patto di stabilità, crollano gli investimenti dei Comuni per il welfare. Qualche numero: a seguito dei diminuiti trasferimenti statali imposti dalla Finanziaria, la spesa corrente pro-capite scende dai 1.063 euro del 2002 ai 1.052 euro delle previsioni 2004. Nello specifico, nei consuntivi dei comuni la spesa sociale diminuisce dai 168,36 euro pro-capite del 2002 ai 167,32 del 2003. E tocca al Sud la maglia nera della classifica: una riduzione da 124,76 euro pro-capite del 2002 a 102,20 euro nel 2003. Marcate poi le differenze sul fronte delle uscite: il livello della spesa pro-capite per gli interventi sociali, cultura e istruzione pubblica, al Sud e’ praticamente dimezzato. Ad Avellino -come a Crotone, Reggio Calabria e Taranto-, nel 2003, la spesa sociale non raggiunge i 60 euro pro-capite, valore che si innalza sopra i 200 euro, invece, a Firenze, Udine, Torino, Bologna, Modena e Pordenone. Le cause dei tagli? La scure sui trasferimenti agli enti locali, il blocco della finanza locale, i limiti imposti dal Patto di stabilità interno e l’aumento delle competenze amministrative a carico del governo locale. Diminuiscono di circa il 17 per cento, nella media, nel 2005, i fondi provenienti dai bilanci statale e regionale. E i Comuni stanno agendo sulla leva dell’Ici, della tassa/tariffa e, soprattutto, della manovra tariffaria. Il risultato, un aumento della tassazione diretta e indiretta nei confronti dei cittadini, a fronte di una riduzione dei livelli di spesa per i servizi pubblici locali. Ma quello che più preoccupa il sindacato, sono gli squilibri territoriali. Sono ancora pochi, soprattutto al Sud, i Comuni che hanno applicato l’Isee, che introduce la compartecipazione alle spese da parte degli utenti. Eccessiva, poi, nel Meridione, la quota di risorse destinata alla burocrazia a fronte di una minore capacità di imposizione locale. I servizi forniti dai municipi, infatti, sono sostanzialmente finanziati con risorse locali. E il divario parla chiaro: mediamente, fra comuni del Sud e quelli del Centro-Nord, esiste un gap di 180/290 euro di pressione tributaria. E le prospettive non sono rosee. I Municipi meridionali, a fronte di un taglio di ulteriori risorse deciso per il 2005, non pare siano in possesso dei requisiti sufficienti per recuperare tutte le entrate locali. Nella media nazionale, infatti, il rapporto tra riscossioni e accertamenti di competenza dei tributi, è pari al 72,3 per cento, valore che si eleva all’81 per cento al Nord e si abbassa al 51,9 per cento nel Mezzogiorno. Dunque, il vero pericolo, denuncia il rapporto, è quello di un welfare a due velocità.