Avellino – Massimo D’Alema: “Uniamoci”

3 marzo 2006

Avellino – Ironico, sferzante e catalizzatore, Massimo D’Alema trascina la gente irpina ora anche ‘sua’ e dopo una battuta (“Sono senza complessi. Sono nato numero uno e diventato numero tre, senza complessi. La mia presenza è nel segno della continuità”) entra nel vivo invitando i suoi compagni e l’intero Ulivo a mettere da parte le divergenze e le litigiosità – “poi si risolveranno” – che non fanno bene. E’ tempo di andare avanti dimostrando “tra noi il grado di unione e convergenza. L’unità si fonda sul rispetto reciproco perché la stabilità e la forza di governo è fondamentale per la crescita dello Stato e la credibilità della coalizione”.
Il Presidente della Quercia è all’Hotel de La Ville per tenere a battesimo la candidatura del segretario provinciale Raffaele Aurisicchio e per “dare forza, per spingere verso la massima unità delle nostre forze in un confronto elettorale mai così forte”.
D’Alema riesce in maniera sottile a bacchettare l’avversario non così tanto ‘insidioso’: Silvio Berlusconi “uomo d’affari ma non bravo uomo di Stato”.
E usando in prestito il pensiero di Max Weber, mette il dito nella piaga: “Max Weber dice perché è così raro che un ricco uomo d’affari diventi un bravo uomo di Stato: la missione dell’uomo d’affari è realizzare i propri interessi, la propensione dell’uomo di governo è fare gli interessi dello Stato. Berlusconi è stato fedele alla sua missione. Invece di occuparsi degli interessi degli italiani, si è occupato dei suoi. Oggi conosciamo la sua spregiudicatezza con la quale usa i mezzi di informazione. Non è questo l’avversario più insidioso. Ci confrontiamo con un senso di sfiducia, con la speranza di vedere un Paese cambiato. Noi dobbiamo mettere in movimento fiducia e speranza. Tornare ad essere competitivi. In questa crisi si guarda al futuro con paura. Quest’uomo ha detto che ci avrebbe fatto diventare tutti più ricchi. Ci ha portato allo zero virgola zero, creando confusione nella scuola, nella Giustizia… In ogni campo la destra ha portato conflitto e confusione. Dobbiamo mettere insieme le energie del Paese…In quale Paese al mondo il Capo del Governo si presenta facendo finta di essere capo dell’opposizione. I suoi manifesti sono un grido alla sinistra: ‘No grazie’. Grazie di che? Berlusconi è il capo dell’opposizione. Berlusconi va a Roma. Un’iniziativa che ha destato sorpresa: forse – mi sono detto – vuole collaborare con la Giustizia. Ma è durata poco. …A noi spetta una campagna elettorale diversa. Non ci dobbiamo lasciare trascinare. Dobbiamo riportare il Paese al centro. Sviluppare il dialogo con i cittadini. Evitare finzioni e spot. Purtroppo, on. Berlusconi, si vota in Italia. Non credo che le immagini dell’America sposteranno qualche voto. Hanno il sapore della strumentalizzazione. Una politica estera che ha finito per rendere virulento il terrorismo… Questa volta le differenze sono nette. Vogliamo andare al Governo per collocare l’Italia nel bacino del Mediterraneo, nella pace. Bisogna prosciugare le paludi del terrore, sostituire la politica alla guerra. Il centrosinistra è in campo per rilanciare l’economia del Paese. Ha ragione Berlusconi che non è giusto dargli la colpa di tutti gli errori commessi, in parte è vero. Ci troviamo di fronte ad una sfida che nasce dall’Europa, la competitività. Ciò che ci impoverisce è reagire alla sfida percorrendo la strada opposta colpendo i diritti dei lavoratori, i salari, abbassando la soglia delle legalità, facendo leva sui peggiori della borghesia italiana, illudendosi di poter ritornare competitivi. La via della competizione è nella qualità del lavoro, nella formazione, invece la destra ha sacrificato la scuola. Noi vogliamo tornare a crescere facendo leva sulla formazione. C’è bisogno di politiche pubbliche che accompagnino le imprese. Di una politica forte a sostengo dello sviluppo. Difendere la dignità del lavoro, con l’impegno di diminuire di cinque punti il cuneo fiscale. Dicono che questa sia una proposta alla Berlusconi. Invece è una proposta di Prodi e questo è sostanziale. C’è chi racconta frottole e chi è davvero capo del Governo”.
E’ un crescendo: “Ci vuole un cambiamento. La politica fiscale ha prodotto un aumento straordinario dell’evasione. La destra dice che è aumentata l’occupazione, ma senza Pil non ci può essere crescita. E’ un artificio statistico. 4 milioni e 600 mila sono diventati i precari. Quando saremo al Governo porremo fine a questo. La parola Mezzogiorno è scomparsa. Adesso se la prendono con chi è meridionale. E’ un governo Nordista senza il Sud. D’altro canto chi sono i capilista? Fini, Casini e Berlusconi che non hanno nulla a che vedere con il Mezzogiorno. Fini dice che con la Lega non piglierà nemmeno un caffè e poi Berlusconi suona il campanello e…”.
D’Alema non manca di affilare la lama dei coltelli quando si tratta di affrontare l’argomento legge elettorale: “E’ una truffa vergonosa. Basterrebbe questa a cacciarli via. Il 9 e 10 aprile ci sarà un grande referendum. Sarebbe un grave errore pensare che abbiamo vinto. Dobbiamo sapere, invece, che ci sono molti italiani che non hanno fiducia in Berlusconi e che sono diffidenti nei confronti del centrosinistra perché si dice che è diviso. Se il male della politica è la litigiosità dei partiti, la legge elettorale la aggrava. Non credo che stiano meglio loro. Tre sono le novità: il centrosinistra ha scritto un programma che un è patto di legislatura. Diffidate dagli slogan: sono un imbroglio. C’è un accordo politico vero diverso dal ’96; abbiamo scelto Prodi con il voto di 4milioni di italiani. Agli Italiani dico: ci sono troppi partiti che litigano, noi possiamo rispondere: date forza ai partiti che si uniscono. Ricostruiremo un grande partito. Una sinistra che crede nei suoi valori non teme la subalternità. Siamo tutti candidati, non siamo abituati a fare una campagna elettorale di questo tipo. Adesso tutto è anonimo. Tutto è precotto dalle segreterie di partito. Dobbiamo creare lo spirito giusto. … Dobbiamo fare la campagna elettorale tutti insieme” eletti e non. “Se vince il centrosinistra, vince un movimento di popolo. Non chiediamo nulla di eroico ma di dispiegare il dialogo. Di tener a mente che si vota. Di non aggredire chi vota Berlusconi ma di dissuaderlo. Abbiamo bisogno di una campagna elettorale che esca dagli schermi televisivi ed entri nel cuore della gente. Perché siamo più forti, perché tutto diventa vero. E vince la gente vera. Vi chiedo che tutto si metta in movimento. Guai a pensare che abbiamo vinto, guai rimanere appesi ai sondaggi. Ci sono dei problemi? Poi li affronteremo. Oggi dobbiamo vincere mettendo insieme le capacità degli uni e degli altri. Io ci sarò e darò il massimo impegno per far ritornare il Sud a vincere”. Tra moniti, battute al vetriolo, Massimo D’Alema lancia il suo appello corale: ‘Uniamoci’.

AURISICCHIO BACCHETTA LA MARGHERITA: “HA ANNULLATO IL CONFRONTO”
Raffaele Aurisicchio: “La sfida piuttosto che sfida del centrosinistra è stata trasferita all’interno dello stesso. La Margherita ha annullato il confronto. Nelle assemblee torna la via dell’autosufficienza. Così non va perché perde colpi l’efficacia amministrativa. E’ quanto sta accadendo in Provincia. Voglio esprimere piena solidarietà alla compagna Alberta De Simone, oggetto di attacchi immeritati. Non si può prestare il fianco ad una sorta di logoramento.
L’impegno del centrosinistra è sconfiggere l’arroganza del centrodestra. Lavoreremo fino in fondo per centrare questo obiettivo. Vincere soltanto da una parte ci complicherà la vita. Noi voteremo al Senato e ci impegneremo al massimo per il successo dell’Ulivo alla Camera. Non ci sentiamo assolutamente imbarazzati. Né avremmo tentennamenti. La lista dell’Ulivo è nostra. Ci sono Prodi, D’Alema,… tutti i diesse irpini con la loro storia e coerenza. Perciò niente imbarazzi, né tentennamenti”.
E ancora: “Non si è trattato di un regalo all’Irpinia. Le liste sono state costruite sull’asse Napoli-Roma tenendo conto dell’appartenenza territoriale. Non c’è stata lotta né giubilazione. Né nei confronti del compagno Angelo Flammia. C’è stata difficoltà da parte del partito. Pertanto a nessuno è consentito di fare teoria spicciola, altrimenti si tratta di mascalzoneria. Il compito è gravoso. Potremo recriminare per tante cose, possiamo dire che la nostra composizione in lista non è quella che sarebbe stata naturale per il partito irpino ma non è tempo di polemiche. E’ necessario l’impegno. Serve che oggi diventiate protagonisti dell’impegno e non spettatori. Compagne e compagni, come si diceva una volta: al lavoro e alla lotta”.
Un intervento sentito – e non poteva essere altrimenti – quello di Raffaele Aurisicchio che merita la standing ovation della sala gremita dell’hotel De La Ville e del parterre d’eccezione con Gianfranco Nappi, Roberto Barbieri, Rosetta D’Amelio, Alberta De Simone, Michele D’Ambrosio, Angelo Giusto, e ancora in sala davvero tutti a cominciare da assessori, consiglieri, iscritti e simpatizzanti della Quercia e non solo. C’era l’assessore Enzo De Luca e il sindaco Pino Galasso per la Margherita. Cattura l’attenzione della platea anche l’on. Barbieri che mette in evidenza la “drammaticità di un Paese” con un deficit superiore del 4 per cento. E’ aumentato il grado di ingiustizia sociale. Questo è frutto della politica di centrodestra. …Abbiamo mercati finanziari obsoleti. Siamo l’unico Paese al mondo dove i fondi di investimento sono di proprietà delle banche. Un mercato chiuso. Gli italiani devono riprendere la fiducia mettendo in campo proposte di contenuto. Dobbiamo ristabilire un trattamento che privilegi capitale e lavoro stabilendo le aliquote che sono in tutta Europa ma non in Italia. La crescita zero è frutto degli errori della politica fiscale. Un punto chiave è il Mezzogiorno, perché se il Mezzogiorno non riprende a crescere, non crescerà nemmeno l’Italia. Ci vuole la buona politica industriale ed economica. Dobbiamo ricominciare dal Mezzogiorno ristabilendo il criterio di selettività verso gli obiettivi. Una politica industriale che sia in grado di dire anche qualche no. Questo serve a dare un’alternativa ai giovani sempre più soli e senza prospettive. Con il Mezzogiorno nella testa e nel cuore possiamo vincere la nostra battaglia elettorale”. (Di Teresa Lombardo)