Avellino, così fa male davvero: l’umiliazione oltre l’imbarazzo

Avellino, così fa male davvero: l’umiliazione oltre l’imbarazzo

26 agosto 2019

di Claudio De Vito. Chi pensava che il fondo fosse stato toccato con il caos tesseramenti della vigilia di Avellino-Catania ha dovuto ricredersi perché è chiaro ormai che in casa biancoverde al peggio non c’è mai fine. Se l’esordio in campionato ha riportato sulla terra la formazione di Giovanni Ignoffo, non si può dire lo stesso per la società che ha dimostrato di vivere sulla luna con il pasticcio dei contratti di Simone De Marco, Nermin Karic e Julian Illanes.

Che sarà risolto nelle prossime ore con la stipula di una nuova fideiussione, ma resta appunto un autogol che ha innanzitutto bloccato il mercato e privato la squadra di tre elementi capaci di offrire più soluzioni all’allenatore in una partita in salita già prima di scendere dal pullman. Crocifiggere Morero e compagni per il 3-6 incassato tra le mura amiche è senza dubbio impietoso. Impari infatti è stata la lotta con un Catania molto più avanti nella preparazione fisica, un gap alimentato dalla qualità del gioco offerta dagli uomini di Andrea Camplone.

Giovanni Ignoffo ha fatto davvero il possibile sul campo e fuori considerato che ormai si ritrova anche a fare da scudo in situazioni piuttosto scomode. Quel “è giusto che voi sappiate” proferito sabato in conferenza stampa a proposito della questione tesseramenti ha fatto quasi tenerezza e di certo sarebbe dovuto competere a qualcun altro. Apprezzabile l’onesta intellettuale del tecnico nei confronti della piazza che gradirebbe lo stesso trattamento da parte di una società evidentemente allergica alla comunicazione.

Esporre Ignoffo all’imbarazzo del pre e anche del post gara non è stato certo il modo migliore per venire fuori da una crisi a tutti i livelli. Eppure va detto che la tifoseria la sua risposta l’ha data tra prevendita e campagna abbonamenti. Sarebbe allora il caso che questa fiducia venisse ricambiata con un operato un po’ più lucido ed una chiarezza costante. Nulla di tutto ciò.  E’ così che allora si passa dall’imbarazzo, già di per sé grave, all’umiliazione che il tifoso dell’Avellino ha dovuto ingoiare ieri al Partenio-Lombardi. Peggio che andar di notte. Un peggio che non conosce la parola fine aspettando l’inversione di tendenza.