Avellino – La scultura di Egidio Iovanna in esposizione al Gesualdo

12 dicembre 2013

Domani nei pressi del Teatro Carlo Gesualdo sarà installata l’opera donata da Egidio Iovanna. Lo scultore nasce e vive a Fontanarosa, in terra d’Irpinia. La sua formazione è a bottega presso la cava di famiglia dove si avvicina al mestiere proprio in quel borgo irpino noto per la lavorazione della pietra, pietra di Fontanarosa, breccia irpina: strumento materico di un artigianato e di un borgo che con esso diventa umanizzato.
Presto le competenze acquisite lo portano ancora adolescente a spostarsi dall’Irpinia per perfezionarsi presso l’IPSIA Marmo di Carrara e successivamente a conseguire il diploma all’Accademia delle Belle Arti. Dopo un decennio, nel pieno della sua ricerca formale e strutturale ritorna a Fontanarosa dove porta all’altare il suo quotidiano lavoro manuale nella cava di pietra con un progetto laboratoriale che diventa garanzia di un investimento produttivo di espressioni dai connotati artigianali ed artistici che abbiano una misura ed una visione quotidiana ed urbanizzata. Sin dalle prime opere lo scultore irpino dichiara le proiezioni della sua ricerca: intervenire sulla massa corporea del materiale, la pietra, stabilendo con essa un rapporto primitivo che sa di ancestrale. Il recupero del rapporto tra origine-materia e manipolazione-costruzione delle forme elaborate è da sempre per Iovanna oggetto di sintesi. Tutta la sua produzione è concentrata su linguaggi che cercano di raggiungere l’origine della stessa materia attraverso moduli che li restituiscono al quotidiano attuale. Egidio Iovanna ha partecipato a diversi simposi internazionali di scultura su pietra; le sue opere sono presenti in Italia e all’estero.
“La città di Avellino, nell’acquisire al proprio patrimonio “Germoglio indignato” – dichiara il consigliere comunale Barbara Matetich – già esposta nel 2011 a Piazza Bellini a Napoli, non si arricchisce soltanto di un’opera scultorea, manufatto di un’eccellenza locale, ma si apre a dinamiche culturali europee stabilendo di partecipare ad un’azione di politiche culturali che sostengono modalità di ricerca ed azione metropolitane nei confronti delle installazioni e dei dispositivi artistici dove l’Ente interviene con mandato di tutela, promozione, espansione”.
“Germoglio indignato è costruito su un arroccamento plastico di ferri che si arrampicano sulla pietra – prosegue Matetich – Quasi due patiboli, due bocche che cercano di addentare il germoglio che ciclicamente si rinnova guardando orizzonti.
Una maschera, un luogo teatralizzato di vendetta e di difesa: germoglio sembra riemergere dalle pieghe stilisticamente perfette della pietra in gonfie curve aggettanti proiettate in un verticalismo piramidale che la stessa struttura di base gli concede. Una pietra monumentale di cui avvertiamo il peso, l’indignazione che scorre stridente nella frontalità di una propaganda di verità.
La scultura monumentale è costruita come proposta di territorio umano, come proposta partecipata ai luoghi e alla storia che in essa stessa si svolge e si acquieta. L’opera di Iovanna si forma come un organismo urbano in continua crescita e come organismo culturale aperto.
“Germoglio indignato” è scrittura visiva che si propone come traccia organizzata sotto forma di dittico per inquadrare il senso dell’attuale. Oggetto coreografico di una esperienza produttiva. Concetto e monumento che si muovono nel settore dell’arte applicata partecipativa.
Dove nell’arte partecipativa si intuisce una implicazione ed una possibilità di relazione con l’esterno urbano, quasi una funzione liturgica, una messa in scena.
La proposta di Egidio Iovanna cade come una benedizione sulla possibilità artistica del futuro.
L’artista che verrà potrebbe saperci fare con pennelli e le vernici o con la pellicola, ma avrà anche competenze di un architetto, di un geologo, di un archeologo, di un filosofo, di un ricercatore o di un politico. A identificarlo come artista sarà l’attenzione per la vera responsabilità della storia dell’arte: la comprensione di ciò che più da senso al vissuto. I manufatti potranno proporre presidi sotto forma di torri, circhi, planimetrie, vernissage o asili. E le forme di Iovanna sono già prospicienti a forme attuali di spazi e di vite”.