Avellino – Isola ecologica: si va verso l’inammissibilità del piano

16 maggio 2008

Avellino – L’isola… che non c’è. Non solo un posto immaginario frequentato da Peter Pan e dai bambini, ma anche la realtà cittadina, per niente ‘fatata’, circa l’individuazione dell’area per il deposito dei rifiuti. Ad Avellino non sembra ancora arrivato il momento in cui potrà essere realizzata l’isola ecologica: è questo quanto emerge dall’analisi di Guido Vegliante, dirigente del settore regionale Ecologia – Tutela dell’Ambiente, in vista della Conferenza di Servizi di oggi. L’incontro – presieduto dallo stesso Vegliante e che vede coinvolti i responsabili di settore degli organismi istituzionali interessati (Provincia, Arpac, Asl Av2 e Comune) – ha l’obiettivo di fare chiarezza sulla proposta di ‘location’ avanzata da Palazzo di Città. Esame e valutazione del progetto comunale, quindi, in relazione alla compatibilità dello stesso con le esigenze ambientali e territoriali, e per il quale la Conferenza di Servizi assume determinazioni vincolanti sulla fattibilità. In altre parole: se la proposta non è idonea, non può essere approvata. E a quanto pare è questo il destino riservato all’idea di realizzare l’isola ecologica cittadina lungo la recinzione nord del cimitero, a ridosso della strada Bonatti. Una sorte, per la verità, annunciata già da qualche tempo dal dirigente regionale, che spiega come alla base della non approvabilità non vi siano solo questioni di natura etica e morale, ma anche precisi vincoli legislativi.
Ma qual è il quadro della situazione? L’isola ecologica, in qualità di area attrezzata per la raccolta differenziata dei rifiuti (ma anche di quelli non smaltibili tramite il normale sistema di raccolta, come i rifiuti ingombranti o pericolosi), rappresenta un’opera soggetta ad approvazione regionale, secondo la disciplina legislativa in materia ambientale. E in questo senso la normativa prevede l’ubicazione obbligatoria in zone precise, quali aree Asi, Pip o comunque destinate ad attività produttive. “Tuttavia la conferenza di Servizi – spiega Vegliante – trattandosi di ‘opera di pubblico interesse’, può disporre anche un’approvazione in deroga allo strumento urbanistico”. E questo permetterebbe quindi l’eccezione della location individuata. Ma esiste anche un’altra questione. Quella della ‘fascia di rispetto’. Si tratta di una striscia perimetrale di 200 metri intorno al cimitero considerata inedificabile per motivi di ordine igienico sanitario, ma anche di ‘decoro’ rispetto al luogo di culto. Una disposizione che, peraltro, esula dalla competenza regionale, facendo riferimento alle leggi sanitarie nazionali risalenti al 1934 e alle loro successive modificazioni. Un vero e proprio nodo legale solo in parte modificabile, come precisa ancora Vegliante: “La ‘fascia rossa’ può essere ridotta a 100 metri su disposizione regionale, ma la restante parte (gli altri 100 metri) può comunque essere destinata solo alla realizzazione di opere di pubblica utilità”. E la domanda allora si concretizza. L’isola ecologica può essere intesa in quest’ottica e quindi possibile in questa porzione di territorio? “No – è la chiara risposta del dirigente regionale – Il testo di legge prevede la realizzazione di soli interventi funzionali rispetto alle esigenze del cimitero ed in ogni caso, trattandosi di disposizioni nazionali, non sarebbe comunque applicabile nessuna deroga”. Non solo quindi un problema di idoneità ‘etica’ del luogo individuato, ma soprattutto di ordinamento giuridico alla base dell’inammissibilità del progetto. “I vincoli esistenti rendono impossibile l’approvazione del progetto – sottolinea Vegliante – Non si tratta quindi di una bocciatura in senso stretto, ma di una inammissibilità per la quale il settore di tutela ambientale aveva già da tempo fatto menzione”.
Si va quindi verso questa direzione. L’isola ecologica ad Avellino non potrà sorgere a ridosso del cimitero. Quali a questo punto gli sviluppi? “Qualsiasi provvedimento per essere adeguato deve necessariamente essere concertato da tutti gli organismi interessati – chiarisce Vegliante – ed è scontato altresì che il primo step da affrontare sia la compatabilità dell’area individuata con il progetto in questione. Allo stato attuale il Comune potrebbe trovare delle soluzioni tampone per un arco di sei mesi, ma quello che davvero serve è una spinta concreta – conclude – che solleciti di fatto la realizzazione della struttura, fondamentale per la gestione dei rifiuti”. Una struttura adeguata, funzionale e… che sia a norma. (di Eddy Tarantino)


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