Avellino – Il Primo maggio e l’utopia del lavoro

30 aprile 2009

Avellino – Sembrerà patetico, ma vale la pena affrontare una riflessione sulla data del Primo Maggio ricordando l’articolo uno della nostra tanto bistrattata Costituzione: “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”. E’ doveroso tenere presente uno dei pilastri fondanti del nostro paese, quello del lavoro, indispensabile per la tenuta democratica dello Stato. Diventa quasi paradossale definire il Primo Maggio la “festa dei lavoratori” considerando che questi sono ormai una merce rara e che da festeggiare in un momento in cui la nostra economia fa passi da gigante all’indietro, beh, resta davvero poco. Di ieri la notizia che a Bologna l’associazione Rivivere, che offre sostegno psicologico alle persone in lutto, ha deciso di allargare il proprio raggio d’azione includendo anche chi ha perso il lavoro. Già, perché essere licenziati equivale a un lutto e ormai potremmo definirci un paese in nero, in cui la maggior parte degli abitanti avrebbe bisogno di consulenze psicotanatologiche. Freschi di giornata anche gli ultimi dati Istat sull’occupazione nelle grandi imprese (quelle con più di 500 dipendenti): a febbraio si è registrato il peggior calo dal 2001, un bel – 1% al lordo della cassa integrazione, mentre la cassa integrazione guadagni segna un rialzo del + 320%. Da tener presente, poi, che quando parliamo di grandi aziende, ci riferiamo al 20,4% del totale dei dipendenti italiani. Fredda aritmetica se non fosse che dietro queste cifre si nascondono “lutti”, personali, familiari, storie di persone che vedono crollare in un attimo anni di sacrifici e progetti. Per non parlare dell’esercito di giovani precari, nati già con la scadenza nel sangue, e dei lavoratori in nero che nelle statistiche nemmeno rientrano. Che festa sarà per le lavoratrici della Moto Gp di Vallata che da gennaio non percepiscono salario, o per gli operai della Fiat di Pomigliano d’Arco e per i loro colleghi della Fma di Pratola Serra? Ormai abbiamo imparato che anche questa crisi è figlia delle tante emergenze dei nostri tempi, come uno tzunami o una febbre suina, per la quale però neanche i più minimi antitodi vengono presi: ammortizzatori sociali, revisione delle tipologie di contratto, rilancio dello sviluppo. Neanche ora che la faccenda potrebbe trasformarsi in comoda propaganda elettorale si prova a mettere in campo iniziative per la ripresa economica e sociale delle famiglie italiane. E poi gli schiaffi morali, come il nuovo testo unico sulla sicurezza sul lavoro, la meglio conosciuta “norma salvamanager”, divenuta degna dell’agenda politica in seguito al processo ai dirigenti Thyssen: un precedente pericoloso considerando l’indecente numero di morti sul lavoro che ogni giorno registrano le cronache. E se un tempo si cantava che l’operaio sogna il figlio dottore, oggi si dovrebbe strimpellare che il papà cassintegrato sogna per il figlio un bel contratto a tempo indeterminato in un call center. Non c’è davvero più morale. Buon primo maggio a tutti! (di Rossella Fierro)