Avellino – Da Festa una lettera a tutti i militanti e dirigenti Uil

20 aprile 2009

Avellino – Una ‘lettera aperta’ a tutti i militanti e i dirigenti della Uil per salutare l’organizzazione di cui per lunghi anni ha fatto parte. Antonio Festa, oggi presidente dell’Ato Calore Irpino, descrive quella che definisce “un’esperienza centrale” della propria vita.
“Quel che è importante per me – ha spiegato – è ricordare ai più ‘anziani’ il grande lavoro che ci ha portato a costruire negli anni un’organizzazione che ha profonde e solide radici nella vita dell’Irpinia, ai più ‘giovani’ di non dimenticare mai che del coraggio e della passione civile è fatta la vita e la storia della Uil. Abbiamo vissuto anni di battaglie, di conquiste sociali, ma anche di amarezze e, sempre, di inestricabili contraddizioni, tante volte abbiamo superato, nel vivo della lotta e dell’impegno, quello che io chiamerei il ‘test’ della sopravvivenza.
Sempre l’abbiamo superato e su di esso abbiamo edificato il futuro della nostra organizzazione. Chi è fuori del nostro mondo non riesce a capire la natura, la qualità di questa paura con cui tante volte ci siamo misurati, non sa come la vita di un Sindacato sia legata, giorno dopo giorno, ad un consenso dei lavoratori che va continuamente riconquistato, diversamente dai meccanismi della democrazia politica, troppo radi e troppo lenti per il sindacato.
In particolare per la UIL, che ha sostanziato la propria confederalità come metodo di aggregazione di interessi diversi del mondo del lavoro e come filosofia di vita, operando con lungimiranza la scelta – solo successivamente accolta dall’intero movimento – di porsi come Sindacato dei cittadini. Non sempre abbiamo fatto le scelte giuste: è giusto riconoscerlo ed è naturale. Mai però – credo di poter dire – abbiamo messo in secondo piano la qualità specifica e speciale del nostro percorso, del nostro impegno, nel mai dismesso obiettivo di realizzare lo sviluppo dell’Irpinia per riscattare innanzitutto le condizioni di vita dei lavoratori, dei giovani, dei pensionati, delle donne degli anziani, in una parola dei ceti più deboli. Un traguardo purtroppo non ancora raggiunto, ma per il quale abbiamo fatto il nostro dovere, senza risparmiarci energie, impegno e sacrifici. L’eredità che lasciamo ai più giovani è prima di tutto la matura e piena consapevolezza che, se è vero che non c’è democrazia senza sindacato, non c’è sindacato senza confederalità è senza cultura della solidarietà. E proprio il legame tra democrazia e solidarietà – così necessario e così difficile – oggi più che mai, soprattutto in Irpinia, ci impone di proiettare la confederalità sull’obiettivo esaltante dell’unità sindacale. Se abbiamo speso bene le nostre energie ed i nostri anni nella Uil sappiamo che le nostre strade in questo momento non si dividono affatto. In nessun modo la mia scelta personale è scindibile da tutto ciò.
Non vado a rifugiarmi nel Palazzo ma proseguo il mio impegno nelle Istituzioni, senza per ciò stesso sentirmi lontano dal sindacato dei cittadini. Se faremo tutti insieme – e fino in fondo – il nostro dovere, sarà naturale per noi percorrere ancora la stessa strada”.