Avellino – Convegno “Le leggi razziali: nel segno della memoria”

25 novembre 2010

Si è svolto questo pomeriggio, presso l’Aula Magna della Scuola Secondaria di I grado “Dante Alighieri” di Avellino, il dibattito sul tema“Le leggi razziali: nel segno della memoria” a cui ha preso parte l’On. Enrico Modigliani, fondatore del Progetto Memoria e Consigliere della Fondazione Centro Documentazione Ebraica. Sono intervenuti come relatori: Prof.ssa Anna Lucia Cresciteli – Dirigente Scolastica, Avv. Walter Mauriello – Presidente sezione AIGA di Avellino, Prof.ssa Maria Carmela Grasso – Docente di Lettere. Modera la Prof.ssa Elena Maffei collaboratore del dirigente. Di seguito le dichiarazioni di Mauriello e Modigliani
Presidente Aiga Walter Mauriello: “Come rappresentante della giovane avvocatura ho tentato di portare una interpretazione delle leggi razziali dal punto di vista giuridico. Mi sono chiesto in che modo il mondo dell’avvocatura, che deve essere il garante del cittadino, ha potuto svolgere il suo lavoro negli anni del fascismo. In quegli anni mancavano due linee guida fondamentali che sono la Costituzione e la Carta dei Diritti Internazionali, che oggi tutelano il diritto all’uguaglianza e alla parità. La mia interpretazione di quella barbarie è nella teologia e nella filosofia. Un teologo e giurista nella “Lex Naturalis” parla di diritto come un insieme di natura e di ragione. Ma la ragione senza intelletto può anche portare al male. Durante gli anni della persecuzione ebraica è mancato l’intelletto, e la brama di potere ha portato alla discriminazione degli ebrei perché considerati ricchi e potenti. Calamandrei ha scritto che “la legge razziale è stato l’atto di più alta vergogna dell’avvocatura”. I più grandi fascisti di quell’epoca erano avvocati e dimenticarono la loro missione di garanti, mettendosi accanto al potere. In Irpinia sono stati “regalati” tre carceri alle leggi razziali, quello di Monteforte, di Ariano e di Solofra. Il carcere di Ariano Irpino venne distrutto dopo la liberazione per non lasciare testimonianza delle crudeltà che si compivano all’interno. Oggi, per fortuna, ne sono convinto, un dramma come la Shoa non potrà mai più avvenire per una serie di garanzie legislative che sono state introdotte negli anni. Esistono, certo, numerosi casi di discriminazioni ma paragonarli alla persecuzione degli ebrei credo che sia una offesa per chi è stato deportato e torturato. La memoria può rendere il futuro diverso da quello che è stato”.
Onorevole Enrico Modigliani: “Non sono un illustre personaggio ma solo un testimone d’allora. Ero un bambino di sette anni ma ricordo molte più cose di allora di quanto non ricordi episodi recenti. Questo è uno degli ultimi incontri possibili con un testimone di quel tempo. La mia storia familiare è solo un particolare ma può rappresentare uno specchio della situazione italiana negli anni del fascismo. Per strani casi del destino io, mia sorella e i miei genitori ci siamo salvati dalla deportazione perché non eravamo a Roma quel giorno e abbiamo avuto la fortuna di trovare quei “giusti” che a costo della propria vita ci hanno aiutato; tra quei giusti, che ho ricordato anche in un libro, c’era il vostro eroe Palatucci. Molti deportati non hanno avuto il coraggio di raccontare, sommersi dal dolore e dai sensi di colpa per essere sopravvissuti. E per non dimenticare è stato istituito, solo nel 2001 il Giorno della Memoria. Fino a quando avrò la forza continuerò a portare la mia testimonianza nelle scuole per evitare che il negazionismo possa prendere il sopravvento. E so anche che, quando non sarò più io a farlo, potrete essere voi giovani, potranno essere i miei sette nipoti, a farvi portavoce del mio racconto”.


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