Money Gate, incubo deferimenti: Avellino sulla difensiva

Money Gate, incubo deferimenti: Avellino sulla difensiva

3 ottobre 2017

Claudio De Vito – L’Avellino torna a tremare dopo la vicenda calcioscommesse che ha rischiato di compromettere la salvezza nello scorso campionato. La giustizia sportiva è infatti pronta a fare di nuovo il suo corso nei confronti del club biancoverde, finito insieme al Catanzaro nell’inchiesta Money Gate che ha travolto l’ex presidente dei calabresi Giuseppe Cosentino per una storia di riciclaggio e altri reati di natura penale.

Ma ciò che investe l’Avellino è il piano sportivo con la notifica della conclusione delle indagini da parte della Procura Federale. Nessun deferimento ancora, sia chiaro, ma gli 007 federali hanno individuato precise responsabilità da parte dell’Avellino e del Catanzaro ed i relativi tesserati coinvolti. Si tratta di Walter Taccone e Vincenzo De Vito, patron e direttore sportivo biancoverdi, Giuseppe Cosentino appunto, l’ex ds giallorosso Armando Ortoli e Andrea Russotto, attaccante che nel 2013 militava tra le fila del Catanzaro e che secondo l’accusa avrebbe fallito volutamente due occasioni da rete contro l’Avellino nella partita del 5 maggio di quattro anni fa.

La Procura Federale contesta loro l’illecito sportivo “per aver tutti, in concorso tra loro e con altri soggetti allo stato non identificati, posto in essere atti diretti ad alterare il regolare svolgimento e il conseguente risultato finale della gara Catanzaro/Avellino, disputata in data 05/05/2013 e valevole per la penultima giornata del Campionato di Lega Pro Girone “B” stagione sportiva 2012/13, in modo che la stessa terminasse con un risultato di parità allo scopo di assicurare ad ambedue le squadre un vantaggio in classifica (con il pari il Catanzaro Calcio 2011 s.r.l. avrebbe aritmeticamente conservato la categoria senza necessità di dover disputare la coda dei playout, mentre, lo U.S. Avellino 1912 s.r.l. sarebbe rimasto in corsa per la promozione in Serie B) e non riuscendovi, nel concreto, sol perché, a dispetto delle “intese” intercorse e in ragione dei concomitanti risultati maturandi dalle altre squadre concorrenti per la promozione, lo U.S. Avellino 1912 s.r.l., in corso di gara, decise di far propria l’intera posta in palio”.

Alla luce di tutto ciò, la Procura Federale addebita ad Avellino e Catanzaro la responsabilità diretta ed oggettiva che dovrebbero avere quale sbocco i deferimenti, che nei prossimi 20 giorni i legali di parte proveranno ad evitare presentando le rispettive memorie difensive. In tal caso il processo sportivo non partirebbe. Se invece la responsabilità diretta fosse accertata in sede di giudizio sportivo (fino all’ultimo grado previsto), per i due club ci sarebbe la retrocessione all’ultimo posto e l’esclusione dal campionato in corso. Nella migliore delle ipotesi invece scatterebbe una corposa penalizzazione.

Questi i rischi ma, aspettando sempre i deferimenti, ci sarebbe tutto un processo sportivo da espletare. L’Avellino ed il suo avvocato di mille battaglie Eduardo Chiacchio si dicono sereni, anzi l’ipotesi scongiurata in estate del processo-lampo è ritenuto un segnale incoraggiante. In più gli inquirenti non avrebbero tra le mani alcuna intercettazione o comunicazione riguardante tesserati dell’Avellino, bensì soltanto intercettazioni di Giuseppe Cosentino attorno al quale ruota tutta la presunta combine. L’Avellino e i suoi tifosi incrociano le dita provando a concentrarsi sul felice momento in campionato.