Avellino Calcio – L’analisi: è il pareggio dei rimpianti, ma serve per voltare pagina

Avellino Calcio – L’analisi: è il pareggio dei rimpianti, ma serve per voltare pagina

14 febbraio 2016

Claudio De Vito – L’1-1 ottenuto contro il Bari può essere definito come il pareggio dei rimpianti per l’Avellino che con un guizzo di Roberto Insigne è riuscito a replicare alla perla in acrobazia di Riccardo Maniero. L’interrogativo in questi casi è d’obbligo: un punto guadagnato o due persi? Domanda da un milione di dollari che ammette altrettante risposte condite da opinioni, pareri e vedute che nel calcio, si sa, viaggiano a ruota libera.

La tesi del punto guadagnato sembrerebbe quella che maggiormente calza a pennello con lo status dell’Avellino in uscita dal tunnel dell’incubo di Novara preceduto dal ko con il Cagliari. Due sconfitte maturate contro due signore squadre e che quindi possono starci al netto delle modalità di sconfitta al “Piola”, ma che la formazione biancoverde aveva assolutamente bisogno di dimenticare con un risultato positivo.

Il pareggio con i galletti è il classico brodino salutare che si beve per rialzarsi. Sia chiaro, l’Avellino non era una squadra in crisi prima delle 15 di ieri, ma il ruzzolone di Novara rischiava di lasciare il segno sul morale della truppa. Così non è stato perché i lupi questa volta hanno tirato fuori gli artigli capitalizzando la reazione allo svantaggio nella ripresa. Avrebbero potuto farlo già nel primo tempo, andando a riposo sul risultato di parità in anticipo, ma il dischetto ha tradito di nuovo Castaldo a distanza di quattordici mesi dall’ultimo errore contro il Crotone.

E’ stato l’acuto più forte del pomeriggio da eroe di Alessandro Micai, estremo difensore classe ’93 del Bari chiamato per l’occasione a rimpiazzare il titolare Enrico Guarna. Novanta minuti di grazia che lo hanno reso insuperabile, o quasi, anche se l’Avellino avrebbe potuto fare certamente meglio in termini di precisione al tiro, e non soltanto dagli undici metri.

Le sfumature del rimpianto aumentano se si considera l’azione che ha portato al gol del Bari. Nell’occasione, Rea era uscito sull’esterno per contrastare la minaccia portata da Defendi così Maniero ha potuto sfruttare il miss match – per usare una terminologia prettamente cestistica – con Nica, letteralmente sovrastato nel fisico. Con il centrale più strutturato fisicamente ed esperto francobollato addosso, il bomber biancorosso non avrebbe certamente avuto vita così facile. Una circostanza sfortunata alla quale l’Avellino, dopo qualche minuto di contraccolpo psicologico, alla lunga è riuscito a rimediare.

Se il rimpianto è grande, la soddisfazione per aver rivisto una squadra pimpante e volitiva non è da meno. L’Avellino è tornato sul pezzo sfruttando anche quella superiorità numerica che negli ultimi 180 minuti aveva servito su un piatto d’argento agli avversari.

Lo stesso Tesser lo ha apprezzato e allo stesso tempo ha rispedito al mittente le critiche sulle scelte di formazione. Il tecnico biancoverde ha perso un po’ la pazienza prendendosela nel dopo gara con i tifosi che puntualmente gli contestano il fatto di aver fatto giocare un calciatore piuttosto che un altro. Tutto nella norma. Fa parte del rapporto di amore e odio tra una piazza e l’allenatore di turno. D’altronde è sempre facile giudicare a posteriori scelte effettuate a monte di una partita.

Osannato a dicembre e criticato di nuovo nell’ultimo periodo, Tesser ha alzato (in senso figurato) la voce levando gli scudi sul suo operato. Una grinta positiva che testimonia attaccamento al progetto. Serve anche questo all’Avellino per voltare pagina e mettere da parte i rimpianti di un pareggio che in fondo ha il retrogusto della ripartenza.