Avellino – Assemblea del Pd: Galasso richiama all’unità, ma…

15 maggio 2008

Avellino – Pd al completo, o quasi, per una pubblica assemblea dal sapore agrodolce. Un open space per confrontarsi, guardare al futuro, ma soprattutto riunificarsi. Un parterre doc, di quello delle grandi occasioni, si è riunito presso l’auditorium dell’istituto Francesco Solimena di Avellino. Giuseppe Galasso, Franco Maselli, Antonio Gengaro, Aniello Chieffo, Francesco Todisco, Gerardo Adiglietti, Antonio Petruzzo, Carmine De Blasio, Peppino Di Iorio, Sergio Trezza, Antonio Di Nunno, Franco Vittoria, Guido D’Avanzo, Ivo Capone, Mirella Giova, Lucio Fierro, Giuseppe Bruno, Generoso Picone, Michele Candela, Felice Rubinaccio: nomi noti ai tanti che hanno seguito le sorti del partito dal 14 ottobre ai giorni nostri. Un’analisi per far risorgere dalle ceneri, come una fenice, il Partito Democratico provinciale tralasciando, per una volta, le linee prettamente politiche. Qualche accenno al congresso di giugno ed una piccola parentesi sulla nomina del segretario provinciale sul quale non si è fatto alcun nome. Poi nulla di più. Ad aprire il walzer degli interventi è stato Michele Candela che ha rilanciato il ruolo del Pd, dopo l’esperienza dell’Ulivo, auspicando il superamento di ogni barriera. Un invito alla coesione è stato lanciato dal primo cittadino Galasso. “Dobbiamo recuperare il tempo perduto facendo leva sulla consapevolezza di chi ha affrontato una campagna elettorale all’insegna dell’improvvisazione. Il dato che Avellino è stata l’unica città campana che ha visto vincere il Partito Democratico non è cosa da poco. Ma adesso il nostro obiettivo è univoco: strutturare un movimento organico e assimilare tutte le forze. Alle prossime amministrative dobbiamo essere uniti, dialogare e condividere gli stessi ideali superando i pregiudizi. Diamo forza al centrosinistra perché adesso il centrodestra ha maggiore coesione. Abbiamo i fatti che ci danno ragione. La città cambia. Abbiamo ereditato idee e le abbiamo concretizzate, ne abbiamo partorite altre e sono in esecuzione. Durante la prossima campagna elettorale avremo un asso nella manica rispetto al centrodestra: il Pd è una realtà aperta a tutti, guarda alla cittadinanza. Evitiamo correnti, gruppi e sottogruppi. Smantelliamo le paternità che ci vedono appartenenti ai Ds o alla Margherita. Il Pd ha ereditato il meglio della loro storia. Non esistono distinzioni. Solo così il centrosinistra non avrà fine”. Un susseguirsi serrato di interventi che ha visto, tra i primi, quello di Francesco Todisco. “La classe dirigente del partito – ha spiegato – deve giocare un ruolo di rilievo e non perdersi nelle segrete stanze alla ricerca di un nome da fare per l’elezione del segretario provinciale. Basta con le pance piene e con i cervelli vuoti. Allontaniamo questa classe politica e recuperiamo il senso di partecipazione che il Pd ha smarrito. Gli eletti regionali del partito non hanno l’incisività che meritano a causa della solita elite. Il Partito Democratico ha senso solo se si basa sulla partecipazione. Creiamo un contenitore per accogliere i giovani, per dar voce ai precari e per rinnovare la classe dirigente. Recuperiamo la cultura della legalità e dell’etica comunitaria. Se ciò non avverrà il Pd sarà un partito nato già morto”. “Il clima che si respira all’interno del Pd irpino non mi piace”. Ha aperto così il suo intervento Antonio Gengaro. “Bisogna superare la distinzione tra ex democristiani ed ex diessini. Aboliamo queste categorie. Il futuro congresso non potrà fondarsi sul Dna costituito dal passato. Dobbiamo capire quali politiche riformiste bisogna attuare. Non possiamo correre su due binari. In Provincia e in Comune stiamo assistendo a qualcosa di assurdo. Ma io dico: attenti ai numeri se non si hanno idee e progetti. Il lutto di De Mita era prevedibile. Il futuro Pd deve saper selezionare. La città non ha un progetto di sviluppo da dopo il terremoto. Questa è la nostra occasione per uscire dalla cappa. Ma dobbiamo anche fare una riflessione amara: il PdL è in crescita in Irpinia e i nostri dirigenti hanno mostrato troppa autosufficienza nei confronti della passata tornata elettorale. Ed il risultato è evidente a tutti”. Generoso Picone ha poi analizzato lo status del partito a livello locale. “Il Pd in Irpinia non c’è e per due motivi. Il primo: non è presente ovunque; il secondo: i demitiani non hanno capito la loro importanza ed hanno preferito fuoriuscire dal partito. Per far si che il partito cresca sano e forte bisogna dare delle regole e fornire punti fermi in tal modo da poterci affermare come una forza responsabile”. (mar.ma)


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