Accoglienza migranti: Giordano, Paris e Famiglietti interrogano Alfano

Accoglienza migranti: Giordano, Paris e Famiglietti interrogano Alfano

4 febbraio 2016

Problema accoglienza migranti nella provincia di Avellino, i Deputati Giancarlo Giordano, Valentina Paris e Luigi Famiglietti, interrogano il ministro Alfano sul delicato fenomeno dell’accoglienza dei rifugiati.

“L’Italia, e in particolare le regioni del Mezzogiorno, sono investite dalla nuova ondata migratoria proveniente soprattutto dai terribili teatri di  guerra delle regioni del Medio  Oriente, del  nord e del centro Africa  dove imperversano flagelli   dalle proporzioni immani che colpiscono indistintamente milioni di persone. Per far fronte a questa vera e propria catastrofe umanitaria l’Italia, in un contesto di collaborazione partecipata europea e internazionale, si è impegnata a svolgere responsabilmente il ruolo che gli compete. Tale impegno è realizzato attraverso l’azione diretta del Ministero dell’ Interno, attraverso gli Uffici Territoriali di governo delle Prefetture, che provvedono a un’attività di prima assistenza dei cittadini stranieri richiedenti protezione internazionale.

La provincia di Avellino negli ultimi due anni si trova a fronteggiare il delicato fenomeno dell’accoglienza dei rifugiati i quali, al momento , risultano essere  circa 1.100 con una previsione di progressivo incremento per i prossimi mesi fino a una quota di 1.300, dislocati in diverse   strutture di prima accoglienza in 21 comuni della provincia.

Constatato che  la permanenza media in questa prima fase ha raggiunto i 24 mesi, ben al di là del periodo limite delle previsioni ministeriali,  si pone, con una certa urgenza, l’esigenza  di favorire una migliore accoglienza materiale per  una integrazione  per  i cittadini migranti  nel contesto delle comunità locali ospitanti. Per raggiungere questo importante obiettivo è fondamentale superare i cosiddetti “C.A.S.” per realizzare   una rete altamente efficiente e professionalizzata  dei soggetti gestori, in primis  gli operatori delle cooperative sociali, perché la loro azione non si esaurisca in quella pur importante riservata all’accoglienza materiale perché quanto previsto nel Bando e nel Capitolato Speciale allegato sia compiutamente realizzato.

Senza cedere alla strumentalizzazione e al facile allarmismo, anche da una verifiche  sul campo effettuata  una prima volta  nella primavera del 2015 e in un secondo momento nel mese di gennaio scorso  da una delegazione della Segreteria provinciale CGIL di Avellino  presso  diversi centri  di accoglienza irpina, ove emerse un contesto dove si palesavano rilevanti limiti  in parte delle strutture di accoglienza   che si sono ulteriormente aggravate e che nei giorni scorsi lo stesso sindacato ha evidenziato all’opinione pubblica inoltrandone comunicazione pubblica al Prefetto di Avellino.

La stessa C.G.I.L. di Avellino in data 10 febbraio 2015 presentava alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Avellino un  “Atto di esposto e di contestuale denuncia querela”  denuncia ripresa pubblicamente dalla Segreteria provinciale dello stesso  sindacato a cui hanno fatto eco  le proteste pubbliche, anche in forme clamorose,  dei migranti per evidenziare come diverse strutture risultino insufficienti nell’assicurare l’idoneità dei servizi igienici ponendo dei problemi di incolumità  degli ospiti e dei frequentatori esterni.

Stando alle notizie apparse proprio quest’oggi, mercoledì 3 febbraio 2016,  in modo diffuso sulla stampa  provinciale, la Procura di Avellino avrebbe aperto un fascicolo in merito mentre una  decina di centri di accoglienza irpini hanno ricevuto l’ispezione dei Nuclei Antisofisticazioni e Sanità dell’Arma dei carabinieri (N.A.S.);

Diverse strutture, tra cui quelle di Monteforte Irpino, Torelli di Mercogliano e Ospedaletto d’Alpinolo mostrano una evidente inidoneità in particolare per ciò che concerne la salubrità edilizia degli ambienti che presentano infiltrazioni e permanenza diffusa di muffe e aree permeabili all’umidità. La quasi totalità degli ospiti lamenta la scarsezza della qualità del cibo, rispetto agli standard minimi di civiltà. L’assenza di personale qualificato e di esperienza funzionale alla delicata “mission” necessaria alla formazione. Se si eccettuano alcuni centri di accoglienza, la maggior parte di essi, non presenta alcun servizio di supporto socio – psicologico di base, sempre previsto dal bando di gara, vuoi per l’assenza di figure professionali idonee che per l’assenza di mediatori socio-culturali con proprietà di interpretazione linguistica.

L’assenza di qualsiasi supporto informativo rispetto al loro status e alla conoscenza dei loro diritti-doveri, soprattutto nelle strutture dimensionate previste dal bando, che interessano il delicato ambito legale e amministrativo soprattutto rispetto al loro particolare stato di richiedenti asilo. L’assenza in tutte le strutture di percorsi di impegno socialmente utili che faciliterebbero il processo di integrazione locale e l’impegno costruttivo degli immigrati che in tal modo si vedono scandire le giornate solo dalla ridondanza , spesso inadeguata dei pasti.

La ritardata erogazione dei “Money pocket” che  in alcune situazioni  arriva anche a 4 mesi, in particolare per coloro che si trovano nella condizione di lasciare la struttura di accoglienza e che necessitano, pertanto, in modo indifferibile di esse e per assicurare a costoro un minimo di comunicazione, ove possibile, con le famiglie di origine e per provvedere alle necessarie spese farmaceutiche di “fascia C”, cioè quelle  a proprio carico.

L’esperienza ci dimostra che per evitare il diffondersi di fenomeni di incomprensione e di tensione, nonché di  intolleranza o di devianza sociale,  è alquanto fuorviante attribuire  l’esclusiva responsabilità della creazione di  oggettive e comprensibili situazioni di disagio, alla pericolosità o alla non capacità di adattamento degli ospiti migranti. I motivi di tali situazioni di difficoltà sono dovuti per lo più alla legittima rivendicazione da parte degli ospiti delle condizioni minime di accoglienza che lo Stato italiano garantisce dietro corrispettivi di finanziamenti destinati alle cooperative sociali responsabili della gestione dei centri:  non funzionamento degli impianti energetici e di riscaldamento,  una corresponsione non sempre congrua e puntuale del “pocket money” ,  assenza di un tutoraggio quotidiano soprattutto rispetto all’insegnamento e all’apprendimento della lingua italiana.

Appare opportuno la revisione dei criteri di aggiudicazione dell’appalto di gestione dei servizi che prevedono il criterio del “massimo ribasso” , quindi di fatto una riduzione della qualità dei servizi e del materiale offerto, e l’eventualità del ricorso “all’affidamento diretto, anche per estensione convenzionale ”  supportato dalla tesi della permanenza dello stato di emergenza dovuto al continuo flusso immigratorio. È necessaria l’individuazione di una struttura  istituzionale di controllo, anche territoriale,  che verifichi in modo documentato e diretto la corrispondenza tra quanto indicato nella convenzione stipulata  dalla Prefettura per conto del  Ministero dell’Interno con il soggetto appaltante e l’attività realmente svolta in termini quantitativi e qualitativi ( vestiario, alimentazione, servizi di assistenza,  pocket money, necessario igiene personale, tessere telefoniche, insegnamento della lingua italiana  italiana, attività culturali, ecc.)

Bisogna responsabilizzare maggiormente i Sindaci  nello svolgere la loro funzione  istituzionale,  in particolare per ciò che concerne l’agibilità e l’idoneità  delle strutture nonché  la qualità della somministrazione dei pasti, la profilassi igienico-sanitaria degli ambienti e degli ospiti presenti, l’integrazione sociale.

È indispensabile delineare in modo più specifico la competenza di supporto e di controllo delle ASL e dei Comuni anche attraverso la valorizzazione dei Piani di Zona Sociale e formalizzare dei protocolli di intesa con le strutture scolastiche presenti al fine di predisporre un programma integrato per quanto riguarda gli aspetti formativi, educativi e di conoscenza culturale del territorio nonché della conoscenza della lingua italiana.”

Queste tutte le questioni relative all’accoglienza migranti sottoposte al ministro Alfano.