Autonomia regionale, De Luca: “Pronti a fermare un’iniziativa che spezza l’Italia e tradisce il Sud”

Autonomia regionale, De Luca: “Pronti a fermare un’iniziativa che spezza l’Italia e tradisce il Sud”

14 febbraio 2019

Nel giorno in cui il ministro per gli Affari regionali Erika Stefani ha annunciato la presentazione del testo per l’autonomia rafforzata, in Campania è partita la contestazione contro l’autonomia regionale voluta da Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna.

Il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, ha annunciato: “Faremo di tutto per bloccare il processo dell’autonomia differenziata se vengono meno le questioni di contenuto e metodo democratico. Siamo pronti al ricorso alla Corte Costituzionale, alla mobilitazione sociale e alla lotta”. Ed ha aggiunto che “lo spirito che abbiamo è di un nuovo Risorgimento se vanno avanti spinte destinate a disgregare l’unità del Paese”.

Il tema del federalismo differenziato nella proposta avanzata da Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto è stato al centro della conferenza stampa tenutasi a Palazzo Santa Lucia alla presenza del Governatore della Campania, del direttore di Svimez e presidente di IFEL Campania, Luca Bianchi e del prof. Gianfranco Viesti in teleconferenza dall’Università di Bari “Aldo Moro”.

Proprio ques’ultimo ha da subito puntato il dito sull’art.4 dell’intesa tra Stato e Regioni che chiedono maggiore autonomia, ovvero l’idea che la spesa dello Stato sia destinata a cambiare in base ai fabbisogni parametrati al reddito fiscale. Questo comporterebbe, per esempio, che la spesa pro capite per uno studente da parte dello Stato sarebbe più elevata in alcune regioni e, automaticamente, meno per gli stessi servizi in altre regioni. “L’esempio dello studente è particolarmente centrale perché si andrebbe a creare una differenza nella possibilità di offrire delle ore di lezione in più a uno studente del Nord, rispetto a uno studente del Sud creando una disparità che lede il concetto stesso di Unità d’Italia”, ha spiegato Viesti.

Luca Bianchi, dal canto suo, ha espresso grande preoccupazione per come il Paese sta affrontando una questione così delicata che avrà un impatto negativo non solo nel Sud, ma in tutta Italia a causa di un generale peggioramento della macchina amministrativa del Paese. “L’idea di risolvere il dualismo economico tra le regioni con un dualismo istituzionale è un approccio inadeguato a risolvere i problemi del paese”, ha detto il neopresidente di IFEL Campania. “I dati – ha proseguito Banchi – in particolare quelli raccolti dallo Svimez nei suoi report confermano, dal 2008 in poi, una nuova divaricazione nella qualità dei servizi pubblici tra Mezzogiorno e Nord Italia riaprendo una forbice soprattutto sulla spesa pro-capite che va a svantaggio delle regioni del Sud”.

In questa direzione, il Presidente Vincenzo De Luca si è detto “pronto a mettere in campo ogni iniziativa necessaria a bloccare un processo sgangherato e irresponsabile che spezza l’Italia e tradisce il Sud”.

“La Regione Campania è pronta non solo a ricorrere immediatamente alla Corte Costituzionale, ma a portare avanti una battaglia politica e culturale – nello spirito di un nuovo risorgimento – se si dovessero realizzare queste spinte che vogliono disgregare un Paese. La Regione oggi è in prima linea per il rigore amministrativo e l’efficienza dei conti e dei bilanci pubblici ed è pronta ad accettare una sfida dell’efficienza contro le storture amministrative che, a ragione, spesso sono imputate proprio al Sud Italia, ma non si può mettere in discussione un valore fondamentale che è l’unità d’Italia. Ci sono due questioni prioritarie, a cui il governo deve dare una risposta. L’unità nazionale è un valore per tutti? Rimane l’impegno a rispettare quanto previsto dall’articolo 119 della Costituzione Italiana, ovvero la coesione nazionale? Se vengono a mancare questi due prerequisiti, il Sud non ci sta”, ha affermato il Presidente della Regione Campania.

Per De Luca, “è assolutamente necessaria un’operazione verità per spiegare agli italiani qual è la realtà dei conti pubblici e del rapporto tra Nord e Sud. La pressione fiscale è uguale, se non addirittura più alta al Sud, mentre le risorse pubbliche pro-capite sono inferiori al Sud rispetto al Nord: Campania ha un valore di spesa pubblica di 10.800 € pro-capite, il Centro-Nord 14.200 €. Questo si traduce in un divario nei servizi essenziali alla persona. Pensiamo alla Sanità: in Campania la spesa è di 10 miliardi e 443 milioni ovvero 1773€ pro-capite rispetto ai 1835€ dell’Emilia, ai 1871€ del Veneto e ai 1812€ della Lombardia. Un dato scandaloso che non tiene conto delle aspettative di vita più basse in Campania rispetto al Nord e delle condizioni socio-economiche nettamente più basse a Napoli rispetto a Milano. Ma non basta. Se valutiamo la spesa pro-capite in un settore come quello della sicurezza, è paradossale che la spesa pro-capite sia 224€ in Campania e 250€ al Centro-Nord. Un messaggio da recapitare al Ministro dell’Interno”.

“Questi dati dimostrano che c’è un divario ma è a vantaggio del Centro-Nord”, ha spiegato De Luca. “Lo Stato non può non tenere conto di questo e degli articoli della Costituzione che preservano la coesione nazionale. Il tema non è confermare la spesa storica, ma aumentare le risorse per il Sud prevendo dei meccanismi di premialità o penalità per chi non spende e non è efficiente dal punto di vista amministrativo e dei bilanci”.

“La Regione Campania è pronta a confrontarsi nel merito delle questioni, partendo dai valori irrinunciabili di unità e coesione nazionale così come dell’efficienza e del rigore amministrativo”, conclude De Luca.