FOTO/ Aula intitolata a Nunziante Scibelli, messaggio di legalità contro le mafie

FOTO/ Aula intitolata a Nunziante Scibelli, messaggio di legalità contro le mafie

13 gennaio 2018

Si è tenuta stamane, alla presenza di  autorità civili, religiose e militari presso il Tribunale di Avellino, la cerimonia di intitolazione dell’aula della Corte di Assise a Nunziante Scibelli, vittima innocente di camorra, quale simbolo e testimonianza della quotidiana lotta al crimine e, in particolare, alle organizzazioni malavitose legate alla criminalità organizzata.

Oltre ai familiari della vittima hanno partecipato all’intitolazione il Sindaco della Città di Avellino, avv. Paolo Foti, il Vescovo, monsignor Arturo Aiello, il Presidente del Tribunale, dott. Vincenzo Beatrice, il Procuratore della Repubblica, dott. Rosario Cantelmo, il Presidente dell’Ordine degli Avvocati, avv. Fabio Benigni, il Prefetto Maria Tirone, il Questore Luigi Botte, il comandante della Guardia di Finanza Gennaro Ottaiano, il comandante dei Carabinieri Massimo Cagnazzo.

“Una targa per esprimere alla famiglia di Scibelli la nostra perenne vicinanza, ma anche per testimoniare l’impegno della Giustizia nel contrastare lo spirito che anima le organizzazioni criminali” – ha dichiarato il presidente del Tribunale Vincenzo Beatrice, mentre il primo cittadino di Avellino, Paolo Foti ha così commentato la cerimonia:

“Intitolare l’Aula di Corte d’Assise ad una vittima innocente di camorra è soprattutto un messaggio di positività e legalità alla comunità. Ricordare la morte di Scibelli è un’opera di grande educazione civile. Condivido in pieno il monito del Procuratore Cantelmo che in più sedi ha manifestato il proprio disappunto per l’assoluta incapacità di indignarsi da parte della comunità rispetto a fatti di legalità. Occorre arginare questi fenomeni ma non è solo compito di forze dell’ordine e magistratura: ognuno di noi che deve rigettare qualsiasi logica di sopruso e di illegalità.”

Nunziante Scibelli, 26 anni, operaio, fu ucciso a Lauro la sera del 30 ottobre 1991. In quel periodo imperversava nella zona una sanguinosa faida di camorra tra i clan Cava e Graziano per il controllo del territorio. Il commando che attendeva due pregiudicati del clan Cava aprì il fuoco sbagliando bersaglio. La giovane vita di Scibelli fu spezzata per un tragico errore: in auto con la giovane moglie Francesca Cava – 24 anni, incinta al settimo mese – si trovò in mezzo all’agguato destinato ai due malavitosi che transitavano con una vettura blindata dello stesso colore.