Attentanti nel Vallo di Lauro, la denuncia di Libera: “Tessuto sociale contaminato”

Attentanti nel Vallo di Lauro, la denuncia di Libera: “Tessuto sociale contaminato”

2 marzo 2018

“Non si può rimettere tutto al lavoro eccellente delle forze dell’ordine e della magistratura. Quando
intervengono loro è già troppo tardi. Il tessuto sociale e quello istituzionale sono contaminati”. Emilia Noviello,
referente provinciale dell’associazione “Libera”, interviene sul duplice attentato incendiario che ha interessato il Vallo Lauro.

“È quello che da oltre un anno, il Coordinamento provinciale di Libera ad Avellino, sta denunciando.
Gli episodi che complessivamente descrivono un quadro della criminalità organizzata, tutt’altro che
svanita, sono innumerevoli – sottolinea Noviello. Solo un anno fa, dopo le intimidazioni all’ex-ispettore di polizia
Roberto Baccichet, era stato organizzato un sit-in davanti la sede del comune di Pago Vallo Lauro,
cui però parteciparono veramente in pochi. Sede del Comune oggi oggetto della cronaca più nutrita.
A partire dalle indagini condotte dalla DDA di Napoli che hanno portato al processo nei confronti
dell’ex primo cittadino, alla commissione di accesso agli atti ritenuta necessaria dalla Prefettura di
Avellino. Non ultime, per quel che concerne la cronaca del Vallo di Lauro, le notizie della
sparatoria nei confronti di un uomo non immune dagli intrecci con la malavita e l’esplosione di due
autovetture”.

“Una lista di notizie terribili che certamente ci allarmano sulla presenza ancora forte della camorra – spiega Noviello.
Ma che ci raccontano qualcosa di intimamente profondo. Per un verso ci dicono come i clan hanno
imparato a fare affari, ossia accaparrandosi fette sempre più cospicue di amministrazione. Questo
succede a Pago, ma succede in tantissimi altri comuni, non da ultimo Scafati, tappa regionale della
XXIII Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie.
Inoltre, a ben guardare, da questa narrazione “nera”, emerge un dato che per certi versi ci rassicura:
le forze dell’ordine e la magistratura fanno il loro dovere. Allora, quello che manca, è tutto il resto”.

“Il Vallo di Lauro ha occupato pagine e pagine di cronaca anche nazionale a causa della lunga faida
tra i Cava e i Graziano – ricorda Noviello. Su quel territorio, in passato, si sono accesi molti fari, in molti ci hanno
messo piede. Eppure oggi, nonostante la situazione sia allarmante, il Vallo e Pago in particolare,
sembrano “terre di mezzo”, abbandonate a se stesse e rimesse alla capacità e alla volontà di singoli
cittadini onesti di provare a raccontare qualcosa di diverso. Questo però non può bastarci. Non può bastarci, proprio perché quel posto è molto di più che
pagine di cronaca nera. Quel posto, per tutta la storia anche criminale, che porta dentro di sé,
meriterebbe l’impegno di tutti, associazioni, partiti, sindacati, univerisità. Affinchè quella storia non
resti solo il titolo drammatico di un articolo di giornale, ma diventi motore di ricerca, che unito al
potenziale immenso che i beni confiscati esistenti in quei comuni hanno, occorre dare vita ad un
circuito virtuoso di conoscenza e sviluppo, uniche vere armi contro la mafiosità di certi territori.
Per fare questo occorre che ognuno senta forte il peso di questa responsabilità. Occorre che ognuno
sena forte il peso di tutte quelle vittime che avremmo potuto evitare, se solo avessimo avuto il
coraggio di prenderci cura di più dei nostri luoghi e di creare più comunità”.