Atripalda: Profeti in Patria – Angiuoni e Silvestri raccontano la loro storia

by 8 febbraio 2005

di Marianna Morante – Due uomini, due stili, due facce della stessa medaglia… Atripalda. È stato proprio l’incontro di ieri pomeriggio “Riportiamo i profeti in patria” a tracciare il profilo di due tra i protagonisti del made in Irpinia che hanno saputo fare delle loro radici culturali un marchio di qualità dentro e fuori i confini nazionali. Si tratta dell’imprenditore Enzo Angiuoni e del musicista jazz Vittorio Silvestri, intervistati per l’occasione dal giornalista Rai, Gianni Porcelli e dal direttore de ‘Il Sabato’, Gianluca Roccasecca. Con loro il numero uno di Palazzo di Città, Carmela Rega ed il presidente del Circolo amatori della bici Antonio di Palma. Scopo della manifestazione, che si ripeterà a scadenze semestrali, quello di raccogliere le testimonianze di chi è riuscito a realizzare i propri sogni lontano dalla propria terra. “Sono nato ad Atripalda nel 1940. A 17 anni sono partito alla volta di Milano con la classica valigia di cartone, vuota di indumenti ma zeppa di speranze e desideri”. Così Angiuoni racconta quel viaggio verso la speranza. Una speranza che ben presto si è rivelata dura realtà. “Per i primi due anni ho fatto di tutto. Dal garzone di bottega al manutentore di caldaie, dal muratore all’aiuto commesso in una ditta di tessuti per arredamento”. Poi la fortuna bussa. Nel 1962 rappresenta la ‘Filotex’, la squadra ciclistica di Bitossi, Baldini e Moser. Nel 1970, dopo il matrimonio e due figli, nasce la ‘Medeatex’, la sua società. Oggi quella stessa azienda, che in un capannone nelle campagne lecchesi contava solo due telai, opera su una superficie di 14mila metri quadri, dà lavoro a 130 collaboratori ed esporta in tutto il mondo l’85 per cento del fatturato che ha raggiunto i 33 milioni di euro. Un percorso diverso quello che ha segnato, invece, la vita professionale di Vittorio Silvestri. Trentaseienne, chitarrista e compositore, inizia ad apprezzare la musica in famiglia. Padre contrabbassista, zio chitarrista… ben presto individua il genere che gli è più congeniale: il jazz. Studia a Roma, Milano e Siena con tre eccezionali maestri, Condorelli, Cerri e Pizzigoni. Entra subito nel giro dei musicisti napoletani, Marco Zurzolo, Gerardo Di Lella e Tony Scott. Collabora con jazzisti del calibro di Richard Scott, Bruno Aznar, Jean Pierre Barreda, Francesco Castellani, etc. Oggi vive in Francia ed insegna chitarra jazz presso la scuola di Chorus di Nimes e dirige vari stages professionali. Un faccia a faccia, dunque, che ha messo a nudo emozioni e sensazioni di chi, nonostante il successo, torna sempre volentieri a ‘casa’. Quella casa che ha delineato i contorni dei professionisti di oggi e che, da lontano, osserva orgogliosa l’ascesa di ogni sua creatura… o meglio di quel profeta, per dirla con le parole del presidente Di Palma, che riesce a realizzare il suo sogno ma… fuori dalla sua terra.


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