Atripalda e…Abellinum: da La Sala ‘qualche riflessione sul parco’

29 luglio 2008

Atripalda – Mentre – a quanto pare- si avviano i lavori del parco archeologico di Abellinum, non è affatto inopportuna una riflessione sul rapporto annuale di Federculture (su dati forniti dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali). E la riflessione è fornita dal consigliere comunale di Atripalda Raffaele La Sala. “In un anno (le variazioni si riferiscono al 2007-2006) i dodici musei più visitati d’Italia (per dire… gli Uffizi, il Museo di S. Marco, la Reggia di Caserta, i templi di Paestum) hanno registrato 35 milioni di visitatori paganti in meno, per non parlare del ‘crollo’ di Pompei…
Tra i siti con minore affluenza nel 2007 due ‘parchi archeologici’: quello di Siponto a Manfredonia (4 visitatori paganti in un anno) e quello di Monte Sannace (122) a Gioia del Colle. Poi, a seguire, il Palazzo Reale di Pisa (299), con opere di Raffaello, Bronzino, Canova, Reni e, con 310, il Museo Archeologico di Venafro.
Forse ci sono le scuole, gli under 18 e gli over 65, e persino i… ‘portoghesi’ a fare la differenza (e noi ce lo auguriamo di cuore). Il fatto è che queste cifre, e le motivazioni fornite dai responsabili, devono far riflettere. Dichiara, per esempio, Giuseppe Andreassi, soprintendente per la Puglia, intervistato dal Corriere della sera: ‘All’ingresso del Parco di Siponto esiste un piccolo edificio, affidato al Museo dal Comune. C’erano tutte le condizioni per una biglietteria, uno spazio per la vendita di oggetti, una postazione informatica. Avevamo pensato ad uno stand per la produzione enogastronomica locale.[…] Purtroppo l’operazione non si tenne in piedi economicamente. Troppo rare le visite…’.
Un quadretto per niente rassicurante e che somiglia molto alle fideistiche attese alimentate dal parco di Abellinum…
Il problema allora è un po’ più serio di quello che appare: si tratta, mentre si realizza il ‘parco archeologico’, di ‘ripensarne’ il modello organizzativo, senza pregiudizi e senza illusioni, senza affidarsi alla ‘genialità’, ormai obsoleta, di alcune ‘idee’ che già altrove hanno registrato clamorosi fallimenti.
Forse, intanto, potrebbe già essere utile parlarne, magari anche nelle sedi istituzionali (che ne pensano gli amministratori per caso…?), coinvolgendo le associazioni di promozione territoriale, che hanno già dato discreta prova di capacità organizzativa e di concreto impegno culturale. Forse in questa fase sarebbe ancora possibile realizzare circuiti più agili e ‘virtuosi’ per concretizzare un nuovo modello ed attribuire nuove ‘funzioni’ ad un parco archeologico che non deve nascere già ‘vecchio’”.