Vertenza Asm, fioccano i licenziamenti. Altieri (Uilm): “Li impugneremo”

Vertenza Asm, fioccano i licenziamenti. Altieri (Uilm): “Li impugneremo”

20 gennaio 2016

Lo scorso 15 dicembre si tenne l’incontro in Regione per la vertenza Asm con al tavolo l’assessore regionale al lavoro, Sonia Palmeri, la dott.ssa Silvana Miele, l’Amministratore delegato dell’azienda Paolo Distrutti ed il consulente Lo Grano alla presenza delle tre sigle sindacali con i segretari Altieri (Uilm), Zaolino (Fismic) e Scarpa (Fiom), le rispettive Rsu ed un gruppo di operai della Asm.

Una settimana dopo, il 22 dicembre, la vertenza si era conclusa con un mancato accordo tra i sindacati e l’azienda con l’avvio della procedura di licenziamento collettivo per cessazione di attività della ASM di Pianodardine.

Gli incontri tra le parti, quindi, non hanno condotto all’esito sperato in quanto sono fioccate negli ultimi giorni le lettere di licenziamento per i restanti 40 operai della fabbrica di Pianodardine.

La ASM di Pianodardine ha inviato qualche giorno fa le lettere di licenziamento a tutti i lavoratori – dichiara ad Irpinianews Gaetano Altieri, Segretario UILM Irpinia /Sannio – con uscita definitiva formalizzata per il 14 Aprile 2016 e così chiude il sito di Avellino. Il Gruppo Tiberina sarà ricordato come il peggiore fra le grandi aziende passate per la Provincia di Avellino.”

Altieri evidenzia il suo punto di osservazione sugli ultimi anni che hanno caratterizzato il rapporto tra azienda ed operai:

“Nel 2008 questo Gruppo si presentò ad Avellino rilevando la ASM del Gruppo Stola fornitore di primo livello del Gruppo Fiat. I progetti rappresentati al sindacato prevedevano, dopo aver ripianato i debiti, un rilancio dello stabilimento; invece abbiamo assistito in questi otto anni ad una strategia chiara, tesa ad accaparrarsi le commesse Fiat per poi arrivare a chiudere il sito di Avellino. Solo qualche anno fa in cambio dello spostamento della linea di lastratura da Avellino a Pomigliano la Tiberina aveva promesso un potenziamento delle attività di stampaggio, promessa non solo mai mantenuta ma appesantita dalla chiusura definitiva della Asm di Avellino.

Eppure un anno e mezzo fa – continua – per provare a rilanciare lo stabilimento, condizione assolutamente necessaria secondo la Tiberina, si concordò di ridurre l’organico di circa 80 unità per non utilizzare più gli ammortizzatori sociali e far lavorare tutti i giorni le 50 persone rimaste. Neanche questo è servito, tanto è vero solo dopo un mese da quell’accordo sofferto la Tiberina, rimangiandosi gli impegni assunti con il sindacato un mese prima, aprì una procedura di cassa integrazione guadagni ordinaria, peraltro senza anticipazione salariale, dichiarando che non aveva soldi. E’ strano come per anticipare la cassa non vi era liquidità mentre per chiudere lo stabilimento la Tiberina voleva offrire 10.000 euro netti a tutti: in questo caso i soldi c’erano.

Va ricordato come nel periodo contrassegnato dalla cassa ordinaria la Tiberina abbia esercitato un’azione vessatoria contro tre lavoratori ai quali non retribuiva lo stipendio giustificando che non vi erano abbastanza soldi, ma intanto lo pagava per intero agli altri 47. Sono dovute servire le denunce dei lavoratori assistiti dalla Uilmper per ripristinare condizione di equità. Dopo tutto questo, è stata fatta al sindacato la vergognosa proposta di trasferire solo 20 lavoratori, chiedendo in cambio un accordo sulla chiusura e di fatto offrendo una soluzione lavorativa a metà dei lavoratori discriminando gli altri venti.”

Il segretario provinciale Uilm annuncia che i licenziamenti verranno impugnati:

La suddetta proposta è stata respinta dal sindacato che impugnerà i licenziamenti in quanto esistono a nostro avviso le condizioni per un trasferimento di tutti senza “pulizie etniche”.

Va sottolineato come la Tiberina abbia superato se stessa nell’atteggiamento di indifferenza, inviando le lettere di licenziamento nel 2016 mentre la procedura di mancato accordo si era conclusa il 20 dicembre 2015 e, in questo caso, i licenziamenti effettuati entro il 2015 non avrebbero esposto i lavoratori alla perdita di un anno di ammortizzatori sociali per gli over 50 e di sei mesi di ammortizzatori sociali per gli over 40. Anche qui la Tiberina, presa dal suo cinismo ed avendo per legge 120 giorni a disposizione per licenziare, ha pensato bene di portare acqua al suo mulino danneggiando ulteriormente i lavoratori, i quali nella politica di questo Gruppo rimangono solo numeri, utili solo all’occorrenza a contribuire ai risultati aziendali. Si chiude così una triste vicenda.” – ha concluso Altieri.

Quaranta persone, quaranta famiglie sul lastrico. Si andrà, quindi, in tribunale dove il sindacato chiederà il trasferimento dei 40 lavoratori nelle sede di Pomigliano D’Arco o una distribuzione degli operai nelle altre fabbriche di cui l’azienda dispone sul territorio nazionale.