Artigianato e tradizione, il filantropo Emanuele inaugura la Scuola delle Antiche arti e Mestieri

Artigianato e tradizione, il filantropo Emanuele inaugura la Scuola delle Antiche arti e Mestieri

13 aprile 2019

Nel V secolo a. C., lo storico greco Erodoto diceva che “se agli uomini venisse chiesto di scegliere tra le più belle tradizioni ciascuno sceglierebbe quelle del suo paese”. Ariano Irpino ha deciso, infatti, di investire nelle antiche arti e mestieri per valorizzare gli aspetti legati alla cultura e alla storia del proprio territorio.

Oggi pomeriggio, sabato 13 aprile, è stata così inaugurata la sede della Scuola delle Antiche Arti e Mestieri in rione Martiri. Padrino d’eccezione il professore avvocato Emmanuele Francesco Maria Emanuele, filantropo e mecenate, presidente della Fondazione Roma e della Fondazione Terzo Pilastro (associazione che potrebbe sostenere la scuola arianese) e Mediterraneo. Ad Emanuele il Tricolle ha conferito la cittadinanza onoraria “per gli alti meriti acquisiti in attività filantropiche e in segno di gratitudine per l’importante sostegno verso  il Museo della Civiltà Normanna e il Centro di ricerca Biogem”.

L’inaugurazione della scuola rappresenta la seconda fase del progetto originario “Opera atque Artificia” del 2006 finanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e basato su tre branche dell’artigianato: ceramica e maiolica, legno e arte orafa. Successivamente, tra il 2015 e il 2016, il progetto – finanziato da fondi stanziati dall’amministrazione Gambacorta – ha visto la realizzazione di corsi di formazione per ceramista, fabbro, pasticciere, cioccolattiere, gelataio, taglio e cucito.

Investire nelle arti e nell’artigianato è una risorsa per le giovani generazioni. “Il mondo sta cambiando per l’immanenza delle tecnologie – dice il professore Emanuele -presto decine di professioni scompariranno, ma quelle connotate dalla sensibilità dell’arte e dell’artigianato saranno sempre più significative. Vedere che Ariano, con la sua antica tradizione, possa investire in un progetto del genere, mi rende felice”.

di Maria Giovanna La Porta